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15 novembre 2009

RUGBY: QUEGLI 80MILA A SAN SIRO


80mila spettatori presenti ieri a San Siro e dieci minuti finali della gara con il pacchetto di mischia dei nostri azzurri che schiacciava implacabilmente quasi fuori dal campo i mitici All Blacks neozelandesi: è finita 6-20 per loro, ma da ieri il rugby, specialmente nell'Italia del Nord, non è più uno sport minore! La federazione italiana ora deve darsi una mossa: per mantenere questo entusiasmo e non farlo disperdere ci vuole molta più attenzione per i vivai e, soprattutto, capacità di comunicare meglio ad autorità e mondo produttivo quanto è importante sostenere finanziariamente chi fa rugby, a tutti i livelli! I media, a mio parere, dovrebbero essere utilizzati per diffondere la cultura di un movimento che ha sempre fatto della lealtà e della forza fisica le sue bandiere. Dev'essere chiaro a tutti che il rugby non è e non sarà mai uno sport per signorine o per furbastri! In questo sport le regole non si possono eludere in alcun modo, ci si batte e ci si picchia a viso aperto con l'obiettivo principale dell'affermazione del gruppo. Alla fine, se si perde, si fa comunque festa con l'avversario che ci ha battuto. Perché? Il solo fatto di aver dato tutto e di più in quegl'infiniti 80 minuti per calciare fra i pali o per concludere a meta basta e avanza per spiegarlo! Per me ieri a Milano Italia-Nuova Zelanda ci ha fatto conoscere un pubblico sterminato di tifosi che rappresenta alla perfezione la punta di diamante di un movimento che ha valori forti da celebrare. Valori, diciamolo in tutta franchezza, ben diversi e sicuramente più alti rispetto al calcio! Tifano e tiferanno sempre più italiani per Parisse o i fratelli Bergamasco e, per contro, sempre meno per i cosiddetti eroi della palla rotonda. Tutto questo mentre le scuole e le università italiane, naturalmente, continuano a ignorare che l'introduzione di questo sport di squadra migliorerebbe la qualità della vita nelle aule e negli atenei della penisola: ma, per vedere realizzato ciò, ci vorrebbe lo sbarco dell'uomo su Marte o ... alla Normale di Pisa!

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