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24 aprile 2009

SCERBANENCO E MILANO: UN GRANDE AMORE


"Ma miì, ma miì, ma miì / Quaranta dì ...": viene in mente Ornella Vanoni e la sua celebre canzone quando leggo un romanzo, uno qualsiasi, del grande Giorgio Scerbanenco! Perché? Nelle sue opere è protagonista la malavita italiana negli Anni Sessanta. L'epoca del boom economico, descritta da lui, pare davvero sconcertante.
Morti ammazzati brutalmente, dopo sussulti di tenerezza inspiegabile, dei loro carnefici.
Membri delle forze dell'ordine inflessibili nel dar loro la caccia e, a far da sfondo, angoli spesso sconosciuti della penisola.
Ma, al centro di tutto, ci sta Lei: Milano, la capitale del malaffare, del vizio e della miseria, spietata eppure tragicamente struggente. A dar la caccia ai criminali, professionisti od occasionali, meticoloso e con l'immancabile sigaretta accesa, c'è il mitico Duca Lamberti: il Maigret dei Navigli, personaggio che piaceva immensamente persino al maledetto toscano Indro Montanelli.
Grazie a Scerbanenco, cronista e poeta al tempo stesso, Milano diventa cosa vera! Sullo sfondo noi. Inguaribili nostalgici delle smargiassate con gli amici alla Latteria di Via dell'Unione. Consumatori incalliti dei racconti dei vecchi tifosi (le facce da Milan celebrate dal compianto Beppe Viola al bar del Giambellino) sugli assist di Gianni Rivera nella fetta eternamente gelata d'inverno a San Siro dinnanzi alla folla impazzita. Cacciatori intrepidi dei panettoni da prenotare sotto Natale al Sant'Ambreus.
Ci sono anche loro: i ghisa altissimi, i tram sferraglianti lungo le vie della metropoli, le donnette di ritorno dalla fiera degli O Bej O Bej con figliolame a rimorchio, i venditori di caldarroste provenienti dalla Provincia Granda, cioè Cuneo e valli attigue. Io che ci son nato e tutti coloro che han la fortuna di risiedervi: insomma, noi milanesi portiamo sempre nel cuore un pezzo della Milano di Scerbanenco! Sarà forse politicamente scorretta per alcuni: ma io la trovo così umana, così intensa, così inspiegabilmente vera!

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