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16 gennaio 2009

KAKA' E LA LEGGE DEL LIBERO MERCATO



Domanda + Offerta = conclusione di un contratto. Se nel calcio di oggi il giocatore ritenuto più bravo, non solo sul campo di gioco ma anche nella vita quotidiana, si ritrova a militare in un club che spreca banalmente i suoi soldi andando dietro a questa o quella primadonna è ovvio che susciti l'interesse della squadre più ricche. E' il più bravo, quindi non ha prezzo, quindi c'è chi, come il Manchester City odierno, fa un'offerta irripetibile (120 milioni per il cartellino, altri 120 milioni al giocatore, 27 milioni agl'intermediari dell'affare) e, oltre a tutto, può spendere ancora tanti altri soldi (almeno altri 450 milioni solo nel corso di questo 2009) in nuovi acquisti da favola. Per me il Milan attuale, squadra senz'anima prima ancora che senza un gioco, non ha scelta: come già la Juve nel caso di Zidane, deve accettare le sterline dello sceicco Mansour di Abu Dhabi perché, come minimo, si può portare a casa 7 o 8 grandi giocatori con tutti questi soldi. Peccato ci siano i soliti tifosi, o sedicenti tali, che dicono di amare i rossoneri e ancora non hanno imparato che nel calcio nemmeno Pelè, Maradona e Van Basten, da soli, han fatto vincere le loro squadre. Ma, se la loro ira può essere giiustificata dal grande affetto verso un campione fantastico, che dire dei cosiddetti opinionisti italiani che mettono in guardia Kakà dal tentare l'avventura in Inghilterra? Beh, questi signori, di calcio ma soprattutto di libero mercato, non capiranno mai niente: quando si guadagna con pochi sacrifici un mucchio di denaro per lo più immeritatamente come loro, hai voglia quante boiate si scrivono sui giornali o si declamano davanti ai teleschermi di mezzo mondo!

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