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14 febbraio 2007

DI GIACOMO: CHI ERA COSTUI?



Penso di essere un tifoso atipico. Preferisco cioè gioire o soffrire in egual misura per le alterne vicende del mio amato Diavolo piuttosto che dileggiare rivali di tifo per le loro eventuali sconfitte. Tranne una volta, quando …
Ero un bambino e, allora, imperversava su giornali e in TV l’allenatore della Beneamata: il Mago Helenio Herrera. Col suo italiano approssimativo si era costruito l’immagine dello scienziato del calcio: uno in grado di programmare vittorie inevitabili per la troppa bravura di giocatori e per la troppa sprovvedutezza dei suoi avversari. Insomma, era antipatico e spocchioso più o meno come oggi lo è il suo successore Roberto Mancini: solo maledettamente più brutto, fisicamente una specie di Fernandel magro, per intenderci!
Si giocava l'ultima di campionato nel 66/67 e i cari cugini persero incredibilmente, complice una memorabile gaffe del pur bravo Giuliano Sarti, uno scudetto già vinto contro il Mantova al civettuolo stadio Martelli a due passi da Palazzo Tè.
Il gol fu segnato da un loro ex ripudiato qualche anno prima: un certo Di Giacomo.
Quale non fu la mia sorpresa quando, a 22 anni e al mio primo impiego, mi ritrovai come collega d'ufficio un suo omonimo milanese di Affori, per giunta tifoso scatenato della seconda squadra di Milano? Poveretto, quel Di Giacomo che ho perso di vista da allora: quanto soffrì quando capì che razza di tifoso ero io!
A furia di sfottò dovette chiedere al capo di essere trasferito in un'altra stanza. Ma il capo, naturalmente, rifiutò sdegnato: e 'tte credo, era milanista come me!

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