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05 marzo 2006

QUANDO IL ROCK E' LEGGENDA



A WHITER SHADE OF PALE (PROCOL HARUM-1967)

"We skipped the light fandango
Turned cartwheels 'cross the floor
I was feeling kinda seasick
But the crowd called out for more
The room was humming harder
As the ceiling flew away
When we called out for another drink
The waiter brought a tray

And so it was that later
As the miller told his tale
That her face, at first just ghostly
Turned a whiter shade of pale

She said: "There is no reason
And the truth is plain to see"
But I wandered through my playing cards
And would not let her be
One of sixteen vestal virgins
Who're leaving for the coast
And although my eyes were open
They might just as well've been closed

And so it was…"

"Ballavamo un delizioso fandango
Facendo le giravolte sul pavimento
Sentivo una specie di mal di mare
Ma la gente chiedeva il bis
Nella stanza il mormorio era sempre più forte
Mentre il soffitto volava via
Quando chiedemmo ancora da bere
Il cameriere arrivò con un vassoio

E fu così che poi
Mentre il mugnaio raccontava la sua storia
Il volto di lei, dapprima solo spettrale,
Schiarì in un'ombra più bianca del pallore.

Lei disse: "Non c'è motivo
Lo vedi da solo come stanno le cose"
Ma io vagavo fra le mie carte da gioco
E non avrei permesso che lei fosse
Una delle sedici vergini vestali
In partenza per la costa
E anche se i miei occhi erano aperti
Sarebbe stato lo stesso se fossero stati chiusi

E fu così…"*


*traduzione in italiano di Francesco Sallustio



A quasi quarant'anni di distanza dalla sua uscita, permane fitto il mistero attorno ai versi di questa intramontabile e criptica canzone. La composizione musicale della celebre band inglese riecheggia abbastanza scopertamente l'Aria sulla Quarta Corda di Johann Sebastian Bach e, nel testo volutamente criptico, certe quartine di Ezra Pound. Era quella l’epoca in cui i Beatles furoreggiavano col loro easy listening, e i Procol Harum furono, forse involontariamente, lo spartiacque fra il genere beat e il cosiddetto progressive rock, frutto di contaminazioni ardite e riuscite come in questo caso fra più generi musicali.
L’organo Hammond e quei rulli straordinariamente precisi di tamburo, uniti alla calda voce del mitico Gary Brooker, conquistarono quell’anno ben undici milioni di appassionati in tutto il mondo.
Oggi, appena terminato il solito insulso Festival di Sanremo, questa canzone dei leggendari anni Sessanta mi appare ancora più bella: chissà perché?

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