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27 febbraio 2006

A TORINO, D’ORA IN POI …



Si sono appena spente le luci sulle bellissime Olimpiadi invernali e Torino s’interroga, un po’ incuriosita e parecchio preoccupata, sul suo immediato futuro: d’ora in poi … Ma d’ora in poi cosa, di preciso, ci dovremo aspettare?
Quali e quanti costi sostenuti in gran parte dal governo Berlusconi, dagli sponsor olimpici e in minima parte anche dagli enti locali potranno essere ammortizzati?
Chi metterà mano al portafoglio per mantenere in vita i nuovi e stupendi impianti sportivi? Ad esempio, chi tirerà fuori, d’ora in poi, i 300mila euro annuali per la semplice manutenzione del nuovissimo trampolino olimpico per il salto con gli sci? Chi continuerà d’ora in poi a mantenere questa città pulita come le più grandi metropoli della civiltà occidentale?
Chi riempirà d’ora in poi i numerosi alberghi costruiti per l’occasione:
A) I nuovi turisti accalappiati col marketing televisivo, grazie alle spettacolari cerimonie di apertura e di chiusura?
B) Gli uomini d’affari di tutto il mondo conquistati dall’immagine ugualmente positiva che Torino, grazie alle recenti ottime vendite del risorto gruppo FIAT, sta offrendo di sé?
C) Le scolaresche di mezz'Italia conquistate finalmente dal fascino di musei, imperdibili per la formazione dell'allievo, come l'Egizio e quello del Risorgimento?Chi farà qualcosa in concreto per impedire l’invecchiamento progressivo della sua cittadinanza, all’avanguardia nell’occidente intero come regno incontrastato della terza età? Chi prenderà atto finalmente di questo costo insostenibile da far digerire ai pochissimi e coraggiosi giovani che vorrebbero produrre reddito e vivere qui con le loro famiglie e non altrove?
A dare risposte del genere non basterebbe una sfera di cristallo! Infatti qui, come altrove nella nostra bella ma tormentata penisola, manca un qualsivoglia tentativo di programmazione seria e coerente delle risorse economiche, sociali e ambientali del territorio.
Chi dovrebbe occuparsi di tutto ciò, cioè la classe politica e il mondo delle piccole e medie imprese, pensa di poter campare di rendita per chissà quanti decenni ancora sul luogo comune che indica Torino come città capace di dare il via alla ripresa dell’Italia tutta.
In realtà politici e imprenditori locali, con la esplicita complicità del sistema creditizio, non stanno sostanzialmente facendo altro che parlarsi o scriversi addosso. Un esempio concreto di questo immobilismo è il ridicolo balletto sulle intenzioni reali o solo accennate di iniziare finalmente i lavori per l'Alta Velocità nella vicina Val di Susa. Lo fanno fidando sulla complice deferenza del più importante quotidiano cittadino, dei molti intellettuali subalpini a libro paga presso i vari potentati pubblici e privati e sull’indifferenza della popolazione, abituata ad ingoiare qualunque fola venga propinata senza reagire.
Usque tandem? Fino a quando questi sepolcri imbiancati, questi esaltatori del ben noto slogan "Armiamoci e partite!" abuseranno della pazienza di Torino per ricominciare finalmente a fare il loro dovere: vale a dire quello di mettersi al servizio della metropoli che fa loro guadagnare da decenni cifre non indifferenti?

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