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19 dicembre 2005

CHI HA PAURA DI … FAZIO WOLF?!?



Adesso che ha finalmente rassegnato le sue dimissioni, Antonio Fazio immaginerà se stesso come un San Sebastiano del XXI secolo. Sarà crivellato dagli strali di mille ex amici di ogni risma riciclatisi abilmente in tremendi nemici? Oppure verrà cucinato sapientemente a fuoco lentissimo da centinaia di editoriali sui pessimi quotidiani nazionali e sulle TV di stato e non, moraleggianti come neanche ai bei tempi di Tangentopoli?
Lo scopriremo solo vivendo.
Certo che il sistema paese, o meglio quel che ne rimane, eredita dall’algido Governator ciociaro un cumulo di fumanti macerie. Banche fino a ieri ostaggio di potentati economici rigidamente italiani si apprestano, in spregio ad ogni più elementare buon senso, a farsi annettere dai barbari alias i gruppi finanziari europei e mondiali che dell’Italia e degl’italiani conoscono poco o nulla.
La Banca d’Italia doveva controllarne la correttezza dei comportamenti verso i poveri correntisti ed il parco buoi dei risparmiatori lillipuziani: persone cui portare rispetto prima ancora che mucche da mungere fino all’ultima goccia di latte, pardòn, di vile denaro.
E invece dal 1993, anno della sua incoronazione, Fazio ed il suo esercito di adulatori spaventati dal suo immenso potere hanno spadroneggiato su di loro e sull’economia statalista della povera Italia.
Poi, come i dieci piccoli indiani del celebre racconto di Agata Christie, l’esercito si è ridotto a sparuta truppa di aficionados impegolati alla zattera di Palazzo Koch come aguglie nella rete di un pescatore delle Cinque Terre.
Da domani, signore e signori, si volta pagina e chiunque sarà chiamato a succedere a Fazio fortunatamente non godrà più dei suoi sterminati privilegi, primo fra tutti il monocratico diritto ad occupare a vita un ruolo così delicato per l’economia nazionale.
Ma forse è l’unico lato positivo, questo del mandato a termine, per il nuovo governatore di Bankitalia. La classe politica farà carte false pur di approvare una riforma del risparmio che lasci fra i suoi artigli, azz … volevo dire fra le sue mani il potere di veto su ogni decisione del futuro governatore. Che sarà obbligato, causa l’assenza in Italia del cosiddetto spoil system, ad accettare in blocco o quasi i numerosi e costosi dirigenti nominati dal suo predecessore.
Parafrasando il ritornello della mediocre commedia americana del 1962, attualmente riproposta con denaro pubblico e sovvenzioni a pioggia dal Teatro Stabile di Genova in tutti i teatri italiani, il poveretto, fra una riunione di gabinetto e l’altra col personale infido di Palazzo Koch, canticchierà di certo fra sé e sé: “Chi ha paura di … Fazio Wolf, di Fazio Wolf, di Fazio Wolf? Io!!!”. E conterà gli anni, i mesi, i giorni, addirittura le ore che mancheranno alla scadenza, mai troppo benedetta da lui e dai suoi cari, del peggior mandato a termine mai previsto nella disgraziatissima Seconda Repubblica italiana.

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