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07 settembre 2005

"GOVERNATOR" IMPALLINATO DAI SUOI EX AMICI



Un uomo solo al comando: non me ne vogliano gli esegeti del campionissimo Fausto Coppi se ricorro ad un’immagine così lontana e così ben appropriata, ma la cocciutaggine con cui si rifiuta di abbandonare la sua carica fa oggi di Antonio Fazio, alias Governator, il simbolo del Potere in tutta la sua solitudine.
Fa tenerezza, il nostro, perché difende con le unghie e coi denti un prestigio, il suo, appannato ben prima dello scandalo delle intercettazioni telefoniche pubblicate dai principali quotidiani nazionali nel corso di questa estate.
I casi Parmalat e Cirio, esplosi in tutta la loro drammaticità senza che lui provasse anche solo a giustificare il suo comportamento in proposito, ne fanno oggi un facile bersaglio all’ira di un’intera classe politica ben più delle beghe familiari con i signori Fiorani, Gnutti, Consorte e compagnia … bancante.
I beneficiari di ieri, cioè i partiti della Prima Repubblica ed i loro eredi attuali della Seconda, sono oggi gli accusatori implacabili di uno stregone molto, anzi troppo legato alla prassi consolidata del “faso tuto mì”.
Grazie a lui e ad una classe politica di incapaci al cubo ci ritroviamo sudditi del potere delle banche ed i risultati, ahimè, si vedono tutti!
Lo spettacolo, diciamolo pure, è squallido per noi consumatori medi, adirati sia con Governator che con i suoi nemici ex amici politici per ben altri motivi di quelli adombrati sui giornali o alla TV.
In primis, le spese scandalosamente alte che ogni correntista paga annualmente alla sua banca alla sola voce “conto corrente”.
Per non parlare, poi, dei diritti/doveri che ogni istituto di credito ed ogni ente chiamato ad occuparsi di risparmio gestito dovrebbe, e non fa mai, rispettare di fronte alla legge.
Governator e la sua ineffabile banda di convitati all’eterno banchetto del credito, trasformatisi repentinamente in avvoltoi a caccia delle sue spoglie: questa è l’immagine che il nostro paese offre di sé? Che schifezza!

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