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27 maggio 2005

ISTANBUL IL GIORNO DOPO, OVVERO: UN BRANCO D’IDIOTI E DUE CAPITANI

La madre di tutte le sconfitte: così Franco Rossi, uno dei meno illustri e purtroppo meglio pagati pennivendoli professionisti del nostro paese, ha definito sic et simpliciter la finale di Champions League persa in modo davvero inopinato dal Milan contro il Liverpool ad Istanbul.
Questo signore fa parte della sterminata schiera dei gufi anti-Diavolo in servizio permanente effettivo – tra loro gentaglia che solo vent’anni fa malediva il Liverpool per l’indegno massacro di una quarantina di tifosi bianconeri all’Heysel e oggi ne canta estasiata l’inno “You Never Walk Alone” – che, alle 23,15 di ieri sera, ha gioito con la sguaiataggine di un esercito di pantegane dedite al culto di Onan.
In pochi avranno riflettuto sulla straordinaria sequenza di emozioni che i rossoneri prima, i Reds dopo, hanno regalato in quantità industriale ai 65mila tifosi presenti sugli spalti dell’Ataturk e alle decine di milioni di telespettatori sparsi in tutto il mondo.
Due immagini resteranno impresse per sempre nella mia memoria: Stephen Gerrard, 24enne capitano inglese, astro nascente e vero uomo-partita di ieri, mentre osserva estasiato la magica “Coppa con le orecchie” prima di sollevarla trionfante.
Ha l’espressione dello sportivo vero, che non si risparmia mai prima del fischio finale, arrivato a un passo dal baratro ma determinato a riemergere da esso, trascinandosi sulle spalle i compagni ed i suoi sfegatati tifosi della Kop, quasi KO anche loro prima del suo stupendo gol di testa che ha dato inizio alla rimonta.
Gerrard è da ieri sera Braveheart, condottiero indomabile di una squadra etichettata in modo troppo banale come catenacciara dai fautori del cosiddetto “calcio spettacolo”.
Il suo Liverpool ha dato una – ahimè! - indimenticabile lezione a noi rossoneri su quanto conti la concretezza nel calcio, gioco di squadra crudele, eppure bellissimo.
Da vero condottiero instancabile, il ragazzone anglosassone ha ricoperto praticamente tutti i ruoli nello scacchiere previsto da Rafa Benitez, il suo astuto allenatore spagnolo.
Sarebbe troppo pretendere per lui maggiori attenzioni da parte dei ricchi sponsor, le multinazionali concentrate a commercializzare gl’inutili Bekham, Ronaldo e Del Piero, senza rovinarne però l’eterna soddisfatta espressione da “good young fellow”, cioè da bravo ragazzo tutto acqua e sapone?
Implacabile nelle marcature e nei raddoppi su avversari a volte scatenati, puntuale nelle aperture e addirittura chirurgico nei due letali inserimenti in attacco: un gol ed un rigore provocato, il 100% è andato a buon fine!
Un Pallone d’Oro sarebbe strameritato, per Stephen Gerrard: considerando che l’hanno vinto anche ginnasiarchi ceki abili nel cascare come trapezisti da Circo Barnum, loro sì poco sportivi!
A poche decine di metri da lui non cancellerò mai l’espressione dell’altro volto nobile di questa sfida estenuante, il grande capitano rossonero. Paolo Maldini è triste, ma conscio anch’egli di aver dato tutto pur di conquistare la settima Coppa dei Campioni del nostro Milan.
Riflette forse sul gol segnato a quasi 37 anni, il gol più rapido mai messo a segno in una finale, bello ma vanificato dai sei più folli minuti della lunga storia del Diavolo.
Riflette magari sul gioco del primo tempo, tutto bollicine e colpi ad effetto, che aveva inchiodato davanti ai teleschermi gl’innamorati del Milan. Riflette senz’altro sull’intervallo tra i due tempi, alla convinzione profondamente sbagliata di essere invincibili, al non aver avuto rispetto per avversari alla corda ma non ancora battuti, dopo soli 45 minuti.
Chissà perché mi è venuto in soccorso Platone, quando nell’Apologia di Socrate descrive la lenta, lucida agonia di quest’ultimo dopo aver bevuto la cicuta: dal volto impietrito del nostro Capitano, ai nostri di amanti dapprima illusi poi spietatamente catapultati davanti alla dura legge del Vincitore.
Sia lode a te, Braveheart Gerrard e ai tuoi umili compagni del Liverpool, degni avversari per una finale triste, sì, ma da leggenda!
E che i gufi anti-italiani di cui sopra continuino pure: molti nemici, molto onore, per noi milanisti appena sconfitti, ma pur sempre arrivati alla decima finale di Coppa Campioni della nostra lunga, gloriosa storia!

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