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Profilo Facebook di Renato Tubere

16 aprile 2005

VOGLIA DI UNA DESTRA VERA

Mentre la crisi di governo appare sempre più certa, le elezioni politiche anticipate sono ormai viste dalla maggior parte degli osservatori politici come il male minore per il sistema paese.
La grave crisi congiunturale della nostra economia ha messo definitivamente in ginocchio la politica degli annunci, altrimenti nota come vespismo.
Il cognome del noto conduttore di RAI1 configura alla perfezione la falsa spettacolarizzazione della politica, quell’attesa messianica da parte del pubblico televisivo di riforme promesse a fronte di una realtà, ahimè, solo virtuale.
Fare politica è il mestiere più difficile al mondo nell’era del sistema maggioritario imperfetto: basterebbe provare almeno a rispondere alle esigenze degli elettori e, purtroppo, Silvio Berlusconi, in questo secondo mandato, non è riuscito ad incarnare la voglia di destra di milioni di suoi elettori.
Voglia di destra che qualcuno, in prima persona il nostro attuale premier, ha identificato nell’anticomunismo viscerale e nulla più, sbagliandosi completamente.
Dirsi di destra invece significa identificarsi in una patria che sia somma di tradizioni, valori, idee da difendere e non da svendere ai facili mercanti della globalizzazione.
Dirsi di destra vuol dire anche rivendicare con giusto orgoglio le proprie radici cattoliche e non vergognarsene a causa del cattivo laicismo imperante.
Dirsi di destra vuol dire valorizzare e non trascurare chi dedica la sua esistenza alla difesa della famiglia, alla sicurezza dei cittadini, al corretto funzionamento della cosa pubblica e, non ultimo nella scala di questi valori, a chi imprende.
Mi riferisco non ai cosiddetti grandi imprenditori, preda ormai delle iene dell’alta finanza, ma ai non pochi che danno lavoro a coloro che vogliono rimboccarsi le maniche non cedendo al disfattismo oggi imperante per colpa della scuola e dei sindacati.
Dirsi di destra è anche combattere con tutti mezzi leciti a disposizione i furbi di ogni razza, età e origine sociale, gli arrampicatori sociali, le mezze calzette travestite da intellettuali “politically correct”, gl’impuniti che nascondono la loro violenza nei cortei o negli stadi, quei magistrati che non sanno più fare il loro dovere.
Guardando con attenzione all’operato di questo governo, sono ben pochi i provvedimenti volti a soddisfare questi desideri che un nuovo governo Prodi spazzerebbe via in nome della rinascita dello statalismo, della sudditanza perpetua nei confronti dei poteri forti e dell’adesione passiva all’Europa dei superburocrati pignoli ed intrallazzatori al soldo di Parigi e di Berlino.
Le aspettative tradite dai leader della Cdl si tramuteranno, indipendentemente dall’esito di questa ennesima crisi politica, in una nuova Destra alla ricerca di un nuovo condottiero: depurate dagli opportunisti e doppiogiochisti travestiti adesso da possibilisti assaliti dall’angoscia esistenziale, le falangi di un movimento politico ancora in fieri si stanno già preparando all’opposizione a Prodi e al centrosinistra.
Sarà questa destra postberlusconiana l’opposizione forte al nuovo regime nascente e, anche se destinata ad essere all’inizio minoranza, attrarrà col tempo sempre maggiore consenso.
Basterà rivedere all’opera Prodi ed i suoi, c’è da scommetterci sopra qualsiasi cifra!

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