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04 dicembre 2004

SCALFARI E I LIMONI DA SPREMERE

Eugenio Scalfari, fondatore del quotidiano “La Repubblica”, è semplicemente impagabile. In uno dei suoi recenti sfoghi-omelie ha infatti invitato l’attuale opposizione a reagire, di fronte al taglio delle imposte dirette sancito dall’odiato nemico Berlusconi, proponendo una nuova, rivoluzionaria misura.
Si tratta dell’introduzione dell’imposta patrimoniale per i cosiddetti ceti più abbienti e servirebbe a mantenere in vita l’impalcatura oggi malmessa del vecchio e glorioso stato sociale.
E’ davvero singolare come una mente tanto eccelsa come Scalari non si accorga dei danni incalcolabili che una simile misura fiscale causerebbe, in primis, ai lavoratori italiani.
Mi riferisco innanzitutto alla delocalizzazione, già adesso diffusa, della produzione di beni e servizi da parte degl’imprenditori medi e piccoli: costoro sarebbero costretti cioè, da un giorno all’altro, a chiudere i propri stabilimenti o capannoni qui da noi per riaprirli nelle nazioni dove la manodopera costa assai di meno.
Il cosiddetto made in Italy, di cui si fa un gran parlare a vuoto in questi tempi, subirebbe un colpo durissimo e lo stesso azzimato presidente di Confindustria, sfoggiando un ottimismo francamente incomprensibile ma inesorabilmente comico, non potrebbe più discuterne in pubblico
A chi, oltre che a Scalfari, piacerebbe spremere come limoni i piccoli e medi imprenditori, vale a dire il fulcro dell’economia italiana, nella difficile era della globalizzazione?
Ma agli ormai ex padroni della nostra sfortunata penisola: cioè ai paladini dell’assistenzialismo italico!

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