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Profilo Facebook di Renato Tubere

30 novembre 2004

- STATO = + LIBERTA’ ALLE PERSONE

L’inatteso varo della riforma fiscale già a partire dal prossimo anno significa moltissimo nell’asfittico panorama politico nazionale.
Come Ulisse di fronte alle sirene, per la prima volta nella storia della nostra repubblica, un governo si libera delle catene a doppia mandata imposte dei tecnici della Ragioneria di Stato, contrari ad ogni cambiamento a prescindere, e chiede meno soldi ad ogni singolo cittadino a partire dalla prossima dichiarazione dei redditi.
Ben il 54% del reddito pro capite di ogni italiano aveva infatti finanziato le casse dell’erario lo scorso 2003 e la misura era ormai abbondantemente colma per ogni contribuente.
Pazienza se, nella gestione di un simile esborso, lo Stato italiano avesse dimostrato nel corso degli ultimi dieci/vent’anni un’oculata amministrazione dei servizi più utili alla collettività - sanità, trasporti, scuola, tanto per citare i più importanti – o avesse mantenuto una grande attenzione verso le classi più deboli.
Nulla di tutto questo! Come pecore di un allevamento della Barbagia, noi contribuenti siamo stati tosati per anni e, anzi, avremmo continuato in questo dissennato masochismo se il più testardo degli antipolitici, Silvio Berlusconi, non avesse insistito nella sua opposizione ai conservatori del vecchio e decrepito stato sociale.
Ciò vuol dire un’iniezione di fiducia per il mondo, da sempre inviso ai politici che difendono gl’interessi dei poteri forti, delle piccole e piccolissime imprese.
Il fatto stesso che un certo Luca Cordero di Montezemolo, cui dev’essere sconosciuto il principio individuale della sussidiarietà finanziaria, mastichi amaro, non può essere che un ottimo segnale!
Non ne potevamo più, noi onesti cittadini, di finanziare, nell’ordine:
1) certe grandi imprese, assistite troppo amorevolmente dagli amici banchieri fin sull’orlo della bancarotta, ma salvate in extremis dai risparmi sudati di migliaia d’italiani o dal decreto ad hoc del governo amico di turno;
2) certi gran commìs dell’alta burocrazia, più attenti agli scatti di contingenza delle proprie buste paga che al disbrigo delle importanti funzioni cui sono delegati;
3) certi sindacalisti del parastato, contrari allo smantellamento dei loro privilegi e nello stesso tempo colpevolmente indifferenti ai diritti dei giovani che si affacciano in questo difficile mondo del lavoro;
4) certi cosiddetti uomini d’affari, ladri di denaro pubblico trasformatisi, grazie alla legge 488 ed ai mancati controlli nella sua applicazione, in imprenditori da strapazzo;
5) certe associazioni di volontariato, pronte a criticare il mancato ricevimento di denaro pubblico, ma incapaci di pianificare il loro futuro in base alle importanti risorse finanziarie che ricaverebbero dalle donazioni dei singoli enti privati;
6) certi membri del mondo dello spettacolo piagnoni, travestiti da cabarettisti, troppo a lungo beneficiari dei soliti finanziamenti ad hoc per manifestazioni semplicemente indecorose.
Per costoro, pronti a scendere in piazza arrabbiati come non mai il 30 novembre per l’ennesimo, inutile sciopero generale, è come se il muro di Berlino dell’assistenzialismo stesse iniziando a sgretolarsi sotto i piedi, trascinando loro e la loro vuota demagogia nelle viscere della terra.
Molto resta da fare per rendere effettivamente trasparente l’ancor difficile rapporto fra cittadino contribuente e Stato, la cui macchina amministrativa andrà notevolmente riorganizzata.
Il prossimo anno di grazia 2005, con buona pace del conservatorume di sinistra e dintorni, lo slogan che regolerà la vita degl’italiani sarà questo: meno stato, più libertà alle persone. Che sia cominciata anche qui da noi, finalmente, la rivoluzione liberale?


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