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01 settembre 2004

QUALE RIFORMA PER IL RISPARMIO ITALIANO?

L’interrogativo è da riferirsi all’attesa messianica dei piccoli risparmiatori per il disegno di legge promesso, e finora ben lungi dall’essere presentato, dal governo Berlusconi sulla riforma della legislazione finanziaria.
Scandali come quelli di Cirio e Parmalat, oltre alla decapitazione per via giudiziaria di un capitalismo straccione nella sua impunita disinvoltura, possono tuttora verificarsi.
Un illustre sconosciuto, previa la solita campagna aggressiva sui media specializzati e non tollerata dalle autorità competenti, può sollecitare la raccolta di fondi in Borsa per finanziare progetti poco trasparenti, servendosi di società quotate, benché inattive da anni: questo è un rischio concreto e difficilmente arginabile da qualsiasi legislatore.
Ad andarci di mezzo sarà sempre il cosiddetto “parco buoi” che osa investire i propri sudati risparmi in titoli mobiliari, piuttosto che nel solito, scontato mattone.
Ambienti economici romani insinuano che la neonata Autorità dei Mercati Finanziari (AMEF) si sostituirebbe alla Banca d’Italia nell’occuparsi in via esclusiva della tutela dei mercati finanziari: pura utopia!
Con quali strumenti e risorse umane agirebbe questo organismo? E inoltre Governator, al secolo Antonio Fazio, dovrebbe incassare il colpo senza protestare? Mi sembra un fatto del tutto impensabile!
Intanto i piccoli azionisti continuano ad essere ostaggio di banche, assicurazioni e società finanziarie e dei loro consulenti alias piazzisti di titoli che drenano, piuttosto che amministrare saggiamente, i loro risparmi.
Ma è davvero indispensabile, come il gotha economico del nostro paese fa intendere un giorno sì e l’altro pure, porre mano a questa riforma in campo nazionale? Direi proprio di no!
L’Europa, infatti, ci bagna il naso in materia di controlli perché da tempo ha imboccato la via di una regolamentazione che va al di là delle scelte in materia economica di questo o quel governo nazionale.
Dai prospetti informativi ai servizi d’investimento, fino alle informazioni societarie da rendersi pubbliche, tra un anno al massimo tutto sarà gestito all’insegna della trasparenza normativa: ai governi nazionali non resterà che adeguarsi, dimostrando di essere finalmente innovativi e al servizio del piccolo risparmiatore a Vienna come a Lisbona, a Copenaghen come a Milano.
Un suggerimento al superministro dell’Economia Domenico Siniscalco è d’obbligo: non ascolti le sirene che lo vorrebbero impegnato a ricostruire, da cima a fondo, il settore del risparmio.
Eviti di sfidare, come il suo imprudente predecessore, i poteri forti dell’alta finanza su un terreno così scivoloso come quello dell’assegnazione delle competenze.
Si limiti invece alla politica dei piccoli passi, applicando poche e semplici regole che costringano i numerosi e non sempre preparati operatori del mondo del risparmio al rispetto di un’etica comportamentale ben definita, magari facendosi aiutare dalle principali ed agguerrite associazioni di consumatori presenti oggi sul nostro territorio nazionale.
Riuscirebbe nella doppia impresa di aumentare la fiducia dei risparmiatori verso i soggetti incaricati ad impiegarne al meglio il loro denaro e di rilanciare l’occupazione di un settore, quello finanziario, che necessita sempre più di risorse umane giovani e motivate e sempre meno di venditori precari, al soldo di manager affamati di provvigioni: come purtroppo succede oggi negli organici delle principali società finanziarie della nostra disgraziatissima penisola!

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