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25 agosto 2004

SHEVA & VAN BASTEN: QUANDO SEGNARE DIVENTA ARTE

A volte noi milanisti crediamo di sognare. Facciamo i romantici malati di nostalgia quando tra di noi, o al cospetto di qualche povera anima che non condivide la nostra passione eterna al Rosso e al Nero, ricreiamo le prodezze dei nostri idoli, discutendo animatamente cosa li abbia ispirati in certi frangenti, se un colpo di genio oppure l’applicazione tenace in allenamento oppure …
Le tre reti, una più sensazionale dell’altra, che sabato 21 agosto hanno permesso al Milan di conquistare la quinta Supercoppa italiana portano la firma di un campionissimo, Andrij Shevcenko, che sembra la fotocopia, quanto a tecnica, di un'altra grande punta che vestì la maglia rossonera tra il 1987 ed il 1993: il Cigno di Utrecht, l’olandese Marco Van Basten.
Dapprima una girata al volo di collo sinistro nell’angolino alla destra dell’esterrefatto portiere della Lazio Peruzzi, poi un perentorio colpo di fronte indirizzato allo stesso punto, quindi a metà ripresa un destro al volo a mezza altezza che definire ciclonico è poco: il repertorio dell’atleta ucraino è completo ed esalta nella sua icastica bellezza anche chi rossonero non è, ma da sportivo competente sa distinguere il grano dal loglio.
E il tifoso milanista, sempre riconoscente verso i protagonisti delle grandi vittorie del passato, non può fare a meno di accostare Shevcenko a Van Basten.
Di quest’ultimo resta indimenticabile il favoloso poker di reti (più un’altra annullata per fuorigioco inesistente sullo 0 a 0) rifilate agli svedesi del Goteborg nel novembre del 92.
Così Andrea Scanzi, nel suo stupendo libro “Il Canto del Cigno” (ed. Limina), ha descritto l’eccezionale terzo goal di quella magica notte di Champions League: “ Un cross arretrato di Eranio, quasi al limite dell’area. Un cross sbilenco, non canonico. Van Basten era spalle alla porta. Lo fece. Mulinò le gambe, in rovesciata. Colpì di pieno collo, il destro. La palla rimbalzò una volta a terra, acquistando velocità. Lambì il palo alla sinistra del portiere svedese Ravelli ed entrò in rete. Io mi sentii come uno che non vuole ancora svegliarsi!”.
Sheva e Van Basten, due perfetti ambidestri, appartengono alla razza, fortunatamente non in via d’estinzione – vedi l’astro nascente Giardino – che spesso si estranea dal clima agonistico infuocato per comparire così, all’improvviso, e segnare alla faccia delle rudezze di difensori inutilmente avvinghiati, o sorpresi ed irrisi.
I nostri eroi, presente e passato prossimo di un Milan sempre stellare, si distinguono da altri grandi attaccanti per la prolificità e, soprattutto, per la ricerca direi inesausta nelle loro carriere, onuste di gloria, del Bello.
Come un Paganini con lo spartito sempre pronto alla variazione dell’ultimo secondo per il suo immortale violino, o come un De Chirico febbrilmente avvinto all’adorazione dello Spazio come Eternità, così il giovane talento ucraino – futuro Pallone d’Oro 2004? Sarebbe strameritato! – e l’immortale “Cigno di Utrecht” vagano errabondi, nella fantasia del vero tifoso rossonero, alla ricerca del goal più bello, alla ricerca della meritata Fama, fedeli alla causa del club oggi più prestigioso d’Italia!



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