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01 agosto 2004

VAL D’ANTIGORIO: QUI IL PARADISO CI ATTENDE

Ogni qualvolta durante la mia difficile esistenza sotto la Mole desidero davvero rompere con il presente, fatto di traffico e mondanità stucchevoli, so sempre dove andare.
Carico l’auto la famiglia ed il minimo indispensabile per sopravvivere tre giorni tre a contatto con la Natura e parto. L’autostrada TO-MI è un breve e sofferto calvario fra i cento e più cantieri dell’Alta Velocità, me ne libero poco prima di Novara svoltando per Gravellona ed imboccando deciso la superstrada verso il Sempione. Sono in Val d’Ossola, ormai. A pochi chilometri dal confine elvetico, un cartello segnala provvidenziale: CRODO/ VAL D’ANTIGORIO, la mia nuova meta verso la Felicità!
Un tornante tira l’altro, alla faccia di chi vorrebbe guidare lungo le strade diritte della Val Padana, per una ventina di chilometri: quest’arrampicata fra i boschi di larici e di castagni lascia spazio talvolta a sperdute borgate di case, molte disabitate per gran parte dell’anno e quindi meta di rapide incursioni di una leggendaria volpe.
Le abitazioni qui sono tutte rigorosamente costruite con il sarizzo, pietra grigio scura levigata dallo scorrere ineluttabile del tempo e dal duro lavoro dei pochi, fieri montanari di questa valle.
Su su, a 1200 metri d’altezza, l’Alpe di Foppiano ospita come sempre la meraviglia di noi cittadini non abituati all’immensa distesa dei suoi prati, alle cime che le fanno da corona tutto intorno, al suo incantevole Silenzio.
Silenzio con la esse maiuscola, perché qui diventa sinonimo di riflessione, di pace, di dolce ascoltarsi lontano dalla confusione metropolitana: qui le automobili si devono per forza fermare, le gambe si possono scatenare a piacimento, pedalando o semplicemente camminando.
Qui chi è genitore scoprirà cosa vuol dire divertirsi davvero con i propri figli. Si trasformerà dapprima in Chingach Cuk, indimenticabile guida indiana protagonista dell’ULTIMO DEI MOHICANI di James Fenimore Cooper: proteggendo le giovani donne bianche Alice e Cora, nell’incanto fatato dei boschi di conifere, gli sembrerà di essere inseguito dal capo Urone Magua, il cattivo per antonomasia di questo splendido romanzo per l’infanzia.
Poi, raggiunta la Madonnina all’Alpe di Voma, l’immagine di una vasta prateria sotto le cime delle montagne lo inviterà a giocare a Gulliver coi lillipuziani: disteso sull’erba profumata di timo e di altre sconosciute erbe alpine, potrà farsi liberare – il più tardi possibile, mi raccomando! – dall’inconsueto canto delle migliaia di grilli e cicale saltabeccanti da ogni lato della valle a pochi centimetri dal proprio viso.
Pallone o bici, va da sé, faranno da corollario gaudioso alle lunghe giornate estive: poi seguirà il pranzo al sacco, non prima di aver recitato un’Ave Maria densa di riconoscenza per la scoperta di questo angolo di Paradiso terrestre.
Così si vive – bene, anzi magnificamente - quassù in Val d’Antigorio, nell’anno di grazia 2004.

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