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06 maggio 2004

SUICIDIO: SEMPRE UN TRAGICO ERRORE

La morte a diciotto anni è terribile, sempre. Lo è ancor di più quando la vittima ha deliberatamente scelto di spararsi con l’arma del padre, una piovosa mattina di maggio, in camera sua.
A Torino una studentessa modello, alla vigilia dell’esame di maturità classica, ha scelto di uccidersi per accusare il mondo che la circondava: di cosa, esattamente? Il dramma del suicidio è racchiuso tutto in questa domanda senza risposte plausibili: per chi le voleva bene, per i suoi familiari affranti, per i suoi compagni di classe.
L’incomunicabilità fra generazioni è il dramma della nostra epoca, ma da solo non basta a spiegare il terribile gesto di qualunque suicida. “Strappata al male a venire” così Edgard Lee Masters cantò sulla lapide di una fanciulla nella sua Antologia di Spoon River.
Sono parole di circostanza, forse, e non riempiranno il vuoto di una tragedia inspiegabile come questa: però possono insegnare a chi sopravvive a lottare per lei e con lei.
Che la morte di questa povera maturanda di Torino riesca a insegnarci a non abbatterci mai di fronte ai problemi della nostra vita quotidiana!

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