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15 maggio 2004

L’EZIO MAURO PENSIERO, OVVERO . . .

“Generalmente gli uomini prestano fede volentieri a ciò che desiderano” così molti secoli or sono un certo Caio Giulio Cesare, dall’alto del suo carisma di condottiero, si esprimeva a proposito dei suoi contemporanei, romani e non.
Il cosiddetto pluralismo dell’informazione oggi esplode in tutte le sue numerose ed iperboliche contraddizioni nell’Occidente sempre più in crisi, perché assalito dai nuovi barbari provenienti dal Sud del pianeta.
La pigrizia mentale è il principale difetto in cui noi occidentali ricadiamo: a destra e a manca gli esempi di rassegnazione di fronte all’energia perversa della jihad islamica sono la regola aurea, ormai!
Porgere l’altra guancia: il Vangelo offre a molti maestrini dalla penna torbida la facile scusa per improvvisarsi pompieri. Ma per spegnere l’incendio di una guerra ineluttabile come l’attuale non basta certo il bolso profluvio di parole che ci tocca leggere o ascoltare da alcuni giorni.
Mi riferisco, ad esempio, allo sconcertante editoriale di Ezio Mauro su Repubblica del 10 maggio scorso. Ecco un significativo brano: “In Iraq si è superato il confine oltre il quale la democrazia incomincia a dubitare di se stessa, perché deve nascondere atti e comportamenti di cui si vergogna, e incomincia pericolosamente ad assomigliare in qualche angolo d’ombra al ritratto demoniaco che ne fanno i suoi nemici. Ecco perché l’Italia oggi deve sentire il dovere di non restare in Iraq”.
Per il direttore del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari i 3mila civili morti a New York nel crollo assassino delle due Torri, le centinaia di vittime inermi ed incolpevoli della furia omicida di Arafat e di Hamas, il martirio dei nostri soldati a Nassiryia e le innumerevoli violazioni delle leggi nel nostro stato democratico da parte di imam come quelli di Carmagnola o di Cremona non sono nulla: contano più le torture, vere o presunte, di qualche soldato! La politica europea, lo sappiamo, esprime ormai uomini di pace alla Zapatero o alla Fassino (quello di oggi è solo omonimo del sottosegretario agli Esteri durante la nostra occupazione della Somalia? Non è la stessa persona? Mah!).
E il premier spagnolo, assieme al nostrano portavoce dell’Ulivo, è la musa ispiratrice dell’Eziomauro pensiero.
Secondo il quale le potenze occidentali dovrebbero rappacificarsi con la resistenza iraqena riportando magari al potere Saddam Hussein ed il baathismo, e scusandosi per il disturbo procurato al rais ed ai suoi scherani. Così il prezzo del petrolio greggio finirebbe di alzarsi contribuendo a migliorare le finanze di tanti, troppi pavidi occidentali. Sempre secondo l’Eziomauro pensiero l’ONU, o il G8, dovrebbero istituire un tribunale internazionale che condanni Israele a garantire la pacifica costruzione di un democratico nuovo stato palestinese, con Gerusalemme capitale. Unica pregiudiziale: verrà istituito come sport nazionale dei sudditi arafattini … il tiro al piccione, o meglio al civile!
D’incanto laggiù finirebbero tutte le guerre presenti e future ed in Italia potremmo tranquillamente dedicarci allo sport preferito dal gotha del giornalismo sinistroide: il tiro al Cavaliere!
Gli aficionados del quotidiano debenedettiano, proprio come i sudditi di Caio Giulio Cesare, possono abbeverarsi quanto vogliono alla fonte del loro tremebondo direttore.
Fortunatamente sono una minoranza: e lo resteranno per chissà quanto tempo ancora!

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