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20 aprile 2010

DONOVAN E LA STAGIONE DELLA STREGA


“You've got to pick up every stitch,
The rabbits running in the ditch,
Beatniks are out to make it rich,
Oh no, must be the season of the witch!”

“Non hai che da raccogliere ogni punto,
mentre i conigli corrono nel fosso,
i Beatniks non ti fanno certo guadagnare,
Oh no! E' proprio la stagione della Strega!”
Poliomelite. Malattia tristemente famosa nel secolo scorso per aggredire subdolamente il fisico ancora intenerito dall'età di bambini e adolescenti. Oggi la scienza ha trovato il modo per debellarla alla radice. Ma un tempo … Immaginate di nascere alla periferia di Glasgow, Scozia, subito dopo la seconda guerra mondiale, con un problema di questo tipo! Cresci in una città inospitale dove rovine, disoccupazione, fame e voglia di riprendere a vivere come quando regnava la pace si mescolano in un caleidoscopio. Acido, troppo acido il sapore di quei primi anni se vivi in mezzo a fabbriche dismesse e, per i tuoi genitori, lavorare regolarmente è un miraggio! Allora stringi i denti e te ne vai con loro a Hertford, sud dell'Inghilterra, dove papà può trovare lavoro in qualche birreria. Tu e la polio, accidenti! Impugni la chitarra quasi con rabbia e lei è lì che sogghigna! Lei è lì che ti lascia un segno indelebile, dentro e fuori di te non hai scampo: sei destinato per tutta la vita a lottare più di altri per la tua affermazione proprio per la sua presenza.
Lei? E' la Strega!
S'intitola non a caso “Season of the Witch” cioè Stagione della Strega l'inno alla malattia che lo afflisse da ragazzo e che contemporaneamente gli diede la forza di reinventarsi menestrello del beatnik: Donovan Phillips Leitch, meglio noto come Donovan e basta, la compose durante i suoi tour estenuanti da un capo all'altro del Regno Unito e la incise quando aveva giusto vent'anni.
Il successo fu clamoroso, considerando che parliamo di una ballata di quasi cinque minuti proposta al grande pubblico abituato a canzoncine di nemmeno due minuti e mezzo.
Ancor di più stupisce come fosse rivoluzionario, per l'epoca, quel sound acidulo e avvolgente come un boa di struzzo un po' strettino ma caldo al punto giusto che i critici musicali definirono psichedelico. 1966-2010: quanta acqua è passata sotto i ponti eppure, amici miei, quanto è ancora attuale il grido di rabbia di Donovan rivolto all'indifferenza del mondo!

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