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28 maggio 2009

DON'T BE A HERO, JIM!


"Don't be a heroe,
Heroes are so sad!
Don't be a heroe,
It'll just make you feel bad!
... cause love is the highest
High you can reach!""
"Non fare l'eroe,
Gli eroi sono così tristi!
Non fare l'eroe,
potresti sentirti così male!
... perché l'amore è il punto più alto
fra quelli che tu puoi raggiungere!"
Per Jim Capaldi, leggendario batterista dei Traffic scomparso prematuramente per un male incurabile 4 anni fa, quello fotografato qui sopra fu un album bello, ma sfortunato. Doveva sancire la separazione consensuale dal suo inseparabile amico e sodale Steve Winwood, il dear Mr Fantasy che tanto influì sul prog rock britannico dei primi Anni Settanta con quella voce calda e appassionata dal timbro inconfondibile.
Winwood e Capaldi, che grande coppia! Il primo si rivelò al mondo intero a soli 16 anni come voce solista nello Spencer Davis Group con un'indimenticabile interpretazione di "Gimme some loving". Ricordate, vero, che questa canzone venne poi replicata anni dopo nella celeberrima colonna sonora del film "Blues Brothers" targato Belushi & Akroyd? Il secondo, un po' come Garfunkel per Paul Simon, pareva destinato a vivere nell'ombra dal suo stesso carattere schivo e bonario. Figlio di emigrati siciliani - il padre minatore, rimasto vedovo presto, fece parecchia fatica a mantenere Jim e i fratelli lavorando nelle acciaierie vicino a Sheffield - Capaldi era la spalla perfetta per ogni primadonna che si rispetti. Come appunto fu per lui il giovane e talentuoso Steve! Furono grandi successi, concept album sofisticatissimi dove albeggiava la fusion fra più generi musicali. Ma fu, prima di tutti, il 33 giri che fece riscoprire al mondo la musica folk inglese successivamente portata alla gloria eterna dai cari Pentangle del chitarrista John Renbourne. Parlo di "John Barleycorne must die": assieme al compianto flautista e sassofonista Chris Wood, i Traffic fecero storia, anzi leggenda! Registrato in America assieme a uno straordinario gruppo di musicisti e amici per la pelle come Dave Mason, i Muscle Shoals Horn, Reboop Kwaku Bah e Paul Kossof, "Oh how we danced" avrebbe dovuto lanciare in orbita la genuina vocazione per il blues di Jim. E invece, vuoi per la banalità di qualche canzone, vuoi per la timidezza congenita che attanagliava Jim nelle vesti di musicista in proprio, questo LP passò quasi inosservato. Io, comunque, ne conservo una copia come se fosse una reliquia: perché? Ma per il testo, sconvolgente per nitidezza espressiva, del brano n° 1 della seconda facciata. "Don't be a heroe" è un blues malinconico e suggestivo in cui la voce di Capaldi svetta imperiosa vincendo, per una volta, il paragone con l'indistruttibile primo della classe Winwood.
Fa da contorno un assolo semplicemente da urlo di chitarra elettrica di un Paul Kossof sublime. Questa canzone ci racconta Capaldi uomo e artista come nessun'altra: questa canzone, tutte le volte che l'ascolto, non so perché ma mi fa sentire sempre tremendamente vivo!

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