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23 maggio 2008

PAPA'? CI LASCIO' SOLO UN CAPPELLO!


"Papa was a rolling stone, where ever he laid his hat was his home, and when he died all he left us was alone!"
"Papà fu una pietra rotolante, dovunque appoggiasse il suo cappello quella era casa sua, e quando morì fu il cappello tutto quel che ci lasciò!"
Detroit, stato del Michigan, fine anni Sessanta. Una città fantasma sorge vicino alla città cosiddetta ufficiale. Il primo esempio concreto di civiltà multirazziale nasce qui, fra i capannoni delle industrie automobilistiche e le abitazioni modeste di coloro che le popolano in turni continui, 24 ore su 24. La Ford ha richiamato in decenni d'industrializzazione selvaggia migliaia di operai da ogni parte del mondo. Italiani, irlandesi, polacchi, greci, ungheresi, argentini si trovano a dover convivere con la foltissima comunità locale: sono gli eredi degli ex schiavi africani. E' gente strappata alle angherie dei padroni bianchi nei campi di cotone nei floridi stati del Sud nell'Ottocento. E' gente orgogliosa delle proprie radici che si è trasferita qui per necessità ma che vuole coltivare i suoi usi e costumi inconfondibili.
Quanti sacrifici per conservare il lavoro, per mantenere le famiglie, per ritagliarsi un po' di benessere! Ma anche quanti fallimenti, quante persone che si lasciano andare alle prime difficoltà, vittime dell'abuso di alcoolici e sostanze stupefacenti, presto abbandonate al loro tragico destino dai loro stessi familiari! Il talento naturale per il canto fece sì che un certo Berry Gordy jr., fanatico ammiratore del genere gospel, fondasse a Detroit nel lontano 1958 la casa discografica che, nel panorama musicale americano, denuncerà questo malessere: la mitica Tamla Motown!
Berry battè instancabile le stamberghe abitate dalla sua gente alla ricerca di voci interessanti. E scovò, fra tanti, i favolosi Temptations! Il ritornello del loro più famoso motivo, "Papa was a Rolling Stone", per me simboleggia alla perfezione la loro arte. Io e molti adolescenti della mia generazione l'abbiamo ballata ripetutamente, questa magica canzone, nelle nostre discoteche nei primi Settanta. Quanti, però, avrebbero immaginato che, dietro questi versi, si nascondesse il dramma di alcuni poveri orfani abbandonati dal padre in un ghetto negro di Detroit?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Era l'America che avrebbe ispirato Luther King e Malcolm X, quella cantata dai meravigliosi Temptations!