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20 novembre 2007

CHE BRUTTA FINE, FINI!


Domenica 18 novembre, Piazza San Babila a Milano: Silvio Berlusconi si mette alle spalle un decennio di bipolarismo confuso, di riforme annunciate e mai applicate e di continue ed estenuanti mediazioni con i troppi pigmei del suo schieramento politico. Acclamato da una folla festante, sommerso da sette o otto milioni di firme anti-Prodi, il Cavaliere inaugura la nuova stagione della politica italiana. Finisce la coalizione di centrodestra, altrimenti nota come Cdl: d'ora in poi due soli grandi partiti, il neonato ppdl e il pd veltroniano, si fronteggeranno per governare il paese mentre quasi tutti gli altri, trovandosi all'improvviso senza l'arma letale del ricatto verso gli alleati della loro parte politica, scompariranno o quasi. Finisce l'era geologica dei parrucconi, cioè di quei politici che hanno usato impunemente contro i loro stessi elettori quest'arma per difendere il loro orticello. Gianfranco Fini è fra questi: domenica scorsa il piccolo re travicello di Alleanza Nazionale è rimasto nudo e il Cavaliere di Arcore gli ha presentato di punto in bianco il conto. Paga per l'abbandono dell'eredità ideologica lasciatagli dal grande Giorgio Almirante, per le liti condominiali con i vari Musumeci, Rauti, Mussolini, Storace e Santanché, per il suo statalismo vergognosamente parasindacale, per le battaglie ad personam alla conquista di questa o quella poltrona del parastato. Il varo del nuovo sistema elettorale proporzionale a sbarramento del 4 o del 5 % inchioderà lui e i suoi fedelissimi ad un ridimensionamento drammatico ma meritato: milioni di suoi elettori han già fatto la fila ai gazebo domenica scorsa e saranno fra i primi ad iscriversi al nuovo partito del popolo delle libertà. Che brutta fine, Fini!

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