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08 dicembre 2005

GLI ODIATI RAGS DI SIR ALEC FUORI DALL'EUROPA



Lasciatemi celebrare come si deve l'uscita ignominiosa dei cosiddetti Red Devils altrimenti noti come rags (nomignolo con cui in cokney gl'inglesi definiscono gli assorbenti femminili subito dopo l'uso nei giorni più critici del ciclo mestruale) dall'Europa.
Ricordo a quelli che li ritengono "una grande squadra" che stiamo parlando della più colossale impresa di marketing calcistico del mondo intero.
Diventato improvvisamente famoso dopo la sciagura aerea del 1958 in cui persero la vita 18 componenti della loro rosa, il Man U ha sfruttato abilmente la pietà di una nazione intera per mercificare le proprie memorie storiche già dai primi anni Settanta.
Quasi vent’anni or sono l'arrivo di un mister scozzese, comunista dichiarato ma nel contempo amante sia dei superalcolici di gran marca che dei cavalli di razza, scorbutico con la stampa ma grande motivatore dei suoi giocatori, ha permesso a manager spericolati di avviare linee di produzione nei paesi del Terzo Mondo con il loro marchio registrato in Inghilterra.
Risultato? Produci a zero virgola e rivendi al tifoso tontolone a dieci /dodici volte ogni schifezza griffata: dalle mutande al bagnoschiuma, dai tappetini delle auto ai boccali da birra, dai giochi per società per bambini o adulti ai DVD. Poi è stata la volta di una TV criptata tutta per loro, che permette d'incassare da ogni fedele abbonato la rispettabile cifra di 68 sterline (103 euri) al mese. Infine viene creato uno straordinario Ufficio Pubbliche Relazioni: praticamente un sistema per vendere notizie, interviste di giocatori e tesserati a terzi pur avendo lo scopo nemmeno troppo nascosto di depistare, gettare fumo negli occhi, fare regali costosi a chi difende il buon nome della società oppure bastonare con modi tutt'altro che garbati chi osa parlar male della stessa.
Grazie a loro i rags sono l'unica società al mondo - ma la nostra Juve è purtroppo sulle loro tracce - ad aver ben sei, dico 6 divise registrate come ufficiali in ogni manifestazione nazionale o estera.
Per la precisione sono una tradizionale rossa, poi una blu petrolio, poi ancora una nera, quindi una bianca, una dorata e infine una celestina: quest'ultima ideata per dileggio verso i colori dell'altra ben più nobile società cittadina dei Citizen.
Il Man U è insomma una perfetta macchina mangiasoldi, quotata in borsa, e perciò dovrebbe produrre utili in quantità notevole e reinvestirli nell'acquisto di grandi campioni per il suo pubblico di fans sparsi in tutta la terra (tranne che a Manchester, chissà perché?).
Dovrebbe, ma oggi non è più così! Infatti il fallimento in Europa dimostra che, quando la presunzione s'impadronisce di chi si ritiene intoccabile come Sir Alec Ferguson, il compagno scozzese dai modi rudi ma dai gusti così raffinati, gli errori si assommano ad errori.
Mai un portiere di rango, difensori a mala pena adatti alle rudi battaglie della Premier ma assolutamente inadeguati alle più difficili gare di Champions League, fantasisti comprati per le loro caratteristiche fisiche - così fanno vendere di più magliette, calzoncini, spazzolini da denti personalizzati e cazzilli vari - e non per le loro qualità tecniche.
Giorno dopo giorno, anno dopo anno, il mito dell'imbattibilità di questo club di affaristi acchiappacitrulli si sta lentamente sgretolando.
La Vodafone si è appena defilata dagli sponsor, altri bei nomi la seguiranno presto. Malcolm Glazer, ex presidente della squadra di football americano dei Cleveland Bucaneers, aveva rilevato le quote di maggioranza del club per fare soldi, non certo perché tifoso acceso: e adesso che mancheranno investimenti altrui, che farà questo finanziere americano senz'arte nè parte?
Il Chelsea è ormai di un altro pianeta, in Inghilterra, e l'Europa da ieri è off limits per i moderni eredi dei Busby babes, tanto amati a Hong Kong piuttosto che a Panama o alle isole Tonga quanto detestati a Manchester città e nelle Eastlands per il loro snobismo irritante, in campo e fuori.
Bye bye rags! Siamo sempre di più, noi che non vi abbiamo mai amato, e vi aspettiamo, fiduciosi nella vostra secolare presunzione, fra un paio di stagioni in First Division: la serie B d'oltre Manica!

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