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10 maggio 2005

CAMMINARE A PAVIA FINO A UN CIEL D’ORO

A Pavia, capoluogo della Lomellina, un’altra primavera trionfa mentre attraverso a piedi, un po’ esitante, il celebre ponte coperto sul fiume Ticino. Terra di riso e di riservatezza, qui le case mai eccessive si sposano alla perfezione alla natura circostante. Volti che sembrano familiari, i pavesi ci guardano di sottecchi durante il passeggio nella centralissima Strada Nuova.
C’è un bambino dai capelli rossi e lentigginoso che guarda la vetrina di una pasticceria alla moda, sorride serafico con l’aria trasognata e ingolosita di chi vorrebbe ma non può: al suo fianco due anziani, i suoi nonni forse, borbottano di chissà quali novità cittadine quando, a un tratto, una marea di giovani coloratissimi invade la tranquillità della via.
“Sono i foresti, andiamo!” grida qualcuno, indicando i nuovi arrivati: niente paura! A Pavia anche chi arriva da Borgo Ticino è chiamato foresto, c’è un velo coinvolgente e quasi intrigante fra gli abitanti del centro storico e gli altri, ma tutto finisce lì, per fortuna!
Continuo a passeggiare, attratto dai rumori e dai profumi che escono da botteghe di artigiani per lo più sconosciuti nelle grandi metropoli: erbe officinali e segatura, acqua ragia e frittura, gli odori più disparati mi conducono laggiù, dopo la stazione degli autobus.
L’Italia che vale la pena conservare nel profondo del cuore – quella, ad esempio, tramandataci dagli antenati geniali che vissero nel lontanissimo Medio Evo, non certo questa, anonima e irrilevante per la sua bruttezza congenita, partorita dai nostri contemporanei! - ci mostra all’improvviso un suo tesoro, sconosciuto come è ovvio alle masse obnubilate da decenni di mala educazione alla Vita.
E’ la sagoma imponente di San Pietro in Ciel d’Oro, splendido esempio di architettura romanica: gl’intagli che ornano il suo portale ci riportano ai tempi in cui operosi artigiani donavano il proprio lavoro a Dio, giudice supremo delle loro povere esistenze.
Il Medio Evo, questa epoca che affascina e allo stesso tempo spaventa chi si dedica al suo studio, è tutto racchiuso in questa chiesa: affacciandoci all’interno, tre navate d’incomparabile bellezza ci accolgono in un poderoso, lungo abbraccio.
Un attimo solo dura l’incanto, cerco d’imprimere bene il ricordo di questa visione, poi esco e sorrido anch’io come quel bambino dai capelli rossi di fronte alle agognate leccornie della pasticceria di Strada Nuova: come lui sono convinto che basti solo desiderare la felicità, perché possederla sembrerebbe davvero inimmaginabile! A me, povero mortale, che ho toccato con un dito il … Ciel d’Oro in questa nobile terra di Lomellina.

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