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27 febbraio 2005

FONTANELLATO: DOVE IL MEDIO EVO E’ VITA!

Tra Piacenza e Parma, guidare l’auto lungo la Via Emilia significa armarsi di santa pazienza e non avere mai la tentazione di scapicollarsi nel quotidiano delirio di autotreni incolonnati in fila indiana.
Certo, il panorama della bassa, così come appare dai finestrini delle nostre vetture, non incanta davvero con il suo susseguirsi di zone industriali, di condomini postmoderni dall’agghiacciante grigiore, di paesoni negati al transito veicolare per via dell’attraversamento di tangenziali improbabili.
Ma, poco dopo Fidenza, sulla sinistra un cartello indica la meta conosciuta da pochi, saggi visitatori: una decina di chilometri di strada dritta come il fuso ci conducono a Fontanellato e alla sua incontaminata rocca medievale.
Lasciata l’auto nel comodissimo parcheggio fuori le mura, percorriamo con sollievo a piedi una strada di impianto medioevale: a destra e a sinistra appaiono minute botteghe sotto bassi portici dagli architravi in legno e dalle rustiche pilastrature. E appena s’intravvede l’isolato e solitario castello lo spazio, che prima appariva angusto e tortuoso, si apre invitante in una vastità difficile da misurare.
La Rocca, circondata dalla "peschiera", vale a dire il grande fossato, si presenta in tutto il suo fulgore. Una giovane e simpatica guida locale ci informa che è stata una costruzione di difesa militare nei tempi ferrigni ed aspri del medioevo.
La cinta esterna venne eretta, a partire dal torrione quadrato posto a nord - che in origine era molto più alto - probabilmente dopo il 1386 e completata su pianta quadrata prima della metà del ‘400. Assolutamente impedibile è la visita al gioiello più prezioso della Rocca: è la "saletta di Diana e Atteone", affrescata nel 1524 da Francesco Mazzola detto il Parmigianino, uno dei maggiori maestri del Manierismo italiano. Ci guardiamo estasiati attorno: case pulite e ordinate, nessuna delle quali, sulla piazza attorno alla rocca, possiede quell’elemento di pretenziosità e ricercatezza che offende gli sguardi attenti. Alla locale trattoria Teatro ci attende un piatto di fumanti anolini in brodo, una ghiottoneria per palati fini che si accompagna mirabilmente ad un bicchiere o due di lambrusco. La modernità non abita qui, per fortuna dei suoi abitanti Fontanellato è un’isola felice consacrata al Medio Evo. Qui è tradizione nella suggestiva notte di San Giovanni, il 24 giugno, celebrare con balli, spettacoli pirotecnici e mangiate memorabili la Notte Bianca: un autentico tuffo notturno nelle atmosfere di sette o otto secoli fa può essere la miglior medicina contro il logorio della vita moderna? Provare per credere, amici miei!

Link utile: http://www.bassaparmense.it/paesi/Fontanellato.htm

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