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14 dicembre 2004

TANTI AUGURI, ANDREW!

Andrew compie oggi 24 anni. E’ scozzese di Linlithgow, piccolo paese nei pressi di Edinburgo. S’infervora quando mi narra dello stupendo palazzo reale, teatro di congiure ai tempi della mitica regina Maria Stuarda, nei cui pressi è cresciuto con la sua numerosa famiglia.
Ha i capelli biondo cenere, Andrew, e lo sguardo nervoso di chi ha sete di vivere e si batte fino in fondo per concretizzare i suoi sogni.
Adora l’Italia che ha eletto come seconda patria, ormai, perché stregato dagli occhioni neri di Francesca, procace sommeiller originaria delle nostre splendide Langhe.
Lavora in una software house e, nel poco tempo libero che ha a disposizione, allena speranzoso una squadra juniores di rugby, sport che, a suo dire, educa i giovani meglio di tanti altri ad affrontare la difficile vita di tutti i giorni.
Mi racconta trasognato della natura immutabile, squassata dal vento impetuoso e percossa dalle vorticose piogge per molti mesi l’anno, di altipiani e colline che si susseguono fra villaggi fino alle coste che guardano a Nord le isole Shetland, le Ebridi e le Orcadi.
In Scozia dimora gente allegra e fiera, dotata soprattutto di un indomabile coraggio. Le lunghe lotte con i vicini inglesi, i damerini come Andrew li soprannomina nel suo perfetto italiano, sono durate per secoli ma né stragi, né ingiustizie patite hanno fiaccato le loro inesauribili energie.
“Noi scozzesi” afferma orgoglioso “portiamo da sempre la croce di Nostro Signore con dignità, la forza che ci ha fatto progredire fino ad oggi ha un solo nome: l’amore per le nostre tradizioni!”.
Non è un caso che Andrew, cattolico osservante, ricordi spesso le sue radici. Rimasto orfano di entrambi i genitori già a otto anni, è vissuto sballottato fra le case dei suoi quattro zii assieme ai fratelli e alle sorelle, tutti più grandi di lui.
Ma la sua forza è di aver reagito a questa disgrazia maturando presto, affezionandosi il guisto alle famiglie dei suoi parenti e studiando duramente a scuola per potersi scegliere, appena possibile, il suo futuro in un’altra parte del mondo.
L’Italia, perché? “Un giorno a Edinburgo uno dei miei cugini mi volle portare ad una mostra del vostro pittore Canaletto” risponde Andrew “fui come folgorato da Venezia e decisi in cuor mio di stabilirmi da voi per lavoro. Ora, quando le circostanze ce lo permettono, io e Francesca fuggiamo laggiù per farci incantare!”.
Accenna a un passo di danza cadenzato come se, all’improvviso, si materializzasse accanto a noi il complesso musicale del suo villaggio: poi, un attimo dopo, finge di essere in fuga con la palla ovale verso un’ipotetica meta che sta fra i viali alberati di Piazzetta Maria Teresa, luogo del nostro odierno appuntamento.
Scoppia a ridere, mentre mi parla degli scherzi che fa alla sua bella, e cerca di coinvolgermi nei suoi progetti di ragazzo innamorato della vita, da vero amico qual è.
E’ la tua festa, Andrew, che le cornamuse ed il bodhran accompagnino ancora a lungo la tua allegria contagiosa fino in fondo, senza voltarti mai indietro: proprio come nel rugby!

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