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24 dicembre 2004

GRAMELLINI E IL DUGONGO IN AMORE

Mai come durante le festività di fine anno, aborro i moralisti un tanto all’etto. Sono quegli spiriti eletti che, soprattutto sulle prime pagine dei quotidiani, emettono ragli d’asino sul presunto degrado della società contemporanea.
Ultimamente imperversa, come un Savonarola postmoderno, il nuovo profeta della resistenza alla decadenza dei costumi nell’Italia di oggi.
Si chiama Gramellini Massimo, 43enne giornalista ed opinionista torinese, ed ambisce a diventare l’erede di un altro moralista doc, piemontese come lui: Giorgio Bocca.
Calvizie più che incipienti su un volto che avrà sorriso l’ultima volta giusto per la festa dello scudetto del Torino nel lontano maggio 1976, il nostro si dà arie di fustigatore di costumi ed ogni giorno pubblica sul quotidiano sabaudo della Real Casa ignobili trafiletti che vorrebbero, e mai riescono ad essere, spiritosi.
Ce l’ha, di solito, con Berlusconi, da lui generosamente definito “un Craxi tascabile”; ma allo stesso modo bipartisan non le manda a dire a Prodi e a Bertinotti, che non sanno opporsi come lui vorrebbe al regime incipiente.
A Gramellini Massimo dà fastidio la gente che affolla i supermercati per comprare paccottiglia che a lui non piace e che non legge libri. Odia i programmi televisivi delle TV generaliste per il malcostume che ne deriverebbe, s’infervora minaccioso contro i padroni della guerra che gl’impediscono di vivere tranquillo alla stessa tavola, spezzando il pane della scienza, con buddisti, pellerossa, ebrei ed ayatollah.
Troppe auto che inquinano, sentenzia minaccioso un giorno, ma le domeniche a piedi? Che schifo! Non servono a nulla! Poi attacca la solita solfa sul calcio malato, sulle grandi squadre che ne avrebbero ucciso irrimediabilmente la bellezza impedendo alle piccole società di esistere grazie al potere delle TV.
Gli dà fastidio anche l’aria che respira, al nostro moralista sabaudo, ma guai ad ammettere che in Italia si possano liberamente fare i propri comodi: da quest’orecchio proprio non ci sente, la volgarità è un nemico da abbattere comunque, basta la tastiera del suo pc!
Io trovo che Gramellini Massimo sia un tuttologo di serie B che non rinunzia, per quei non pochi dobloni garantitigli dall’editore, a spaziare su ogni recondito angolo del sapere.
Il suo obiettivo? Negare a chiunque il piacere di aver fatto qualcosa di buono.
Il risultato? Al bar sotto casa mia, basta osservare un lettore medio dell’unico quotidiano torinese mentre dà un’occhiata alle sue modeste fatiche quotidiane: l’espressione facciale pare quella di un dugongo nel pieno della stagione degli amori, una smorfia e via, subito alla pagina dei necrologi!
Certo, Catone l’Uticense, uno a cui Gramellini Massimo cerca inutilmente d’ispirarsi, fece una brutta fine: ma come non augurargliene una altrettanto dolorosa, ogni qualvolta ci tocca leggerne gl’insulsi sfoghi pseudo-letterari?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Mah, puoi dissociarti dai contenuti degli articoli di Gramellini, ma non puoi negargli il buon uso di una sottile e intelligente ironia. Generalmente il senso dell'umorismo e' quello che distingue le persone intelligenti. Forse per questo motivo molti leggono cio' che scrive, perche' e' innanzi tutto una persona intelligente. Poi si puo' non condividere, ma commenti intelligenti fanno sempre piacere.