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10 novembre 2004

AUTUNNO IN MONFERRATO

Nel Monferrato io respiro l’autunno, quello vero, di sabato. E’ tardo pomeriggio, sono solo in cima ad una collina. L’erba sotto ai miei piedi stivalati è irregolare, color verde smalto.
Le altre colline circostanti s’intravedono appena. Sale un po’ di foschia, di quelle appena accennate che ti abbracciano rassicuranti, come certe zie lontane. Sono donne un po’ diverse dalle altre, forse perché non si sono mai sposate e preferiscono occuparsi dell’eredità dei genitori, o delle provviste per l’inverno, o della dote delle nipoti che andranno a vivere in città. Sembrano uscite da un album di foto ingiallite, danzano intorno contente di vederci perché ci aspettavano da un anno o suppergiù.
Lei ora è andata a trovare una di queste zie laggiù, a Cocconato. Ai confini tra la provincia d’Asti e quella di Torino, da quassù pare un presepe animato, mentre da un vecchio casolare nel fondo valle riecheggia il latrato di un cane. Subito spunta da un cespuglio, brontolando, un tabui: è un cane bastardino, nobile di sentimenti ma non certo di razza. Qui aiuta i contadini, che lo venerano come fosse Babbo Natale, a cercare i tartufi.
Fruscio di foglie secche, bambini che s’inseguono nell’aia di una cascina, forse giocano con le castagne selvatiche raccolte nei dintorni: sono quelle che non si mangiano. I rintocchi delle campane giungono affievoliti quando, da una curva che pare estremamente lontana, spuntano macchine incolonnate alla ricerca del ristorante caratteristico. Viene proprio voglia di esclamare, seccati: andatevene!
Quanto siete inopportuni qui! Sembrate i frammenti disaggregati dello stanco puzzle metropolitano, il mordi-e-fuggi di chi vede ma non guarda, di chi sente ma non ascolta.
Quassù la Natura è davvero una conquista gioiosa! Il Monferrato, per chi lo vive anche solo di sfuggita, è un unguento miracoloso da spalmare su volti tirati, sviliti dalle illusioni postmoderne delle città.
Resto assorto nei miei pensieri, e quasi non mi accorgo che lei è tornata.
Ride e mi fa il resoconto delle novità in paese, le ultimissime su parenti, amici più o meno ingoiati dalla memoria dei giochi dell’infanzia: ma che me ne può importare, adesso? Intenerito la osservo, mi sembra così incantevole il suo viso da ultraquarantenne rampante e vorrei fermare il tempo, per lei, con lei, prima che la foschia aumenti e finisca per ingoiarci nel quotidiano appassire.
Il freddo incombe fra i vigneti ormai spogli, la voglio abbracciare, o no?
Manca poco al tramonto, ormai, nei nostri cuori albeggia l’amore rassicurante, tenero, fantasioso che non ha età.
Ti prego, Monferrato, anfiteatro del nostro mondo piccolo, non lasciarci mai più!



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