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25 ottobre 2004

QUANDO IL GRANDE PARON . . .

C’è un filo conduttore che unisce i campioni rossoneri di Berlusconi ed Ancellotti al Milan che, con grinta e classe, si batteva indomito negli Anni 60 e 70 agli ordini del grande Paron Nereo Rocco. Sono trascorsi 25 anni esatti da quando se n'è andato in Paradiso l’allenatore triestino che fece vincere scudetti e Coppe in quantità industriale ad una società, allora, considerata alla stregua di una sorella minore rispetto all’Inter, catenacciara ma bausciona, di HH e della famiglia Moratti.
Sguardo vagamente ironico e battuta sempre pronta, il Paron, come lo soprannominavano scherzosamente i cronisti sportivi dell’immaginifico giornalismo di quei tempi, fece di giovani in erba, ritenuti troppo acerbi, o di anziani pedalatori, scartati perché considerati sul viale del tramonto, grandi ed inimitabili uomini, prima ancora che campioni.
Gianni Rivera fu la sua invenzione per eccellenza, certo, ma vogliamo parlare del rilancio di gente ritenuta in disarmo da certa critica saccente dell’epoca? Mi riferisco a Dino Sani, mediano brasiliano giunto a fine carriera nel 1962, a Kurt Hamrin, l’uccellino, nel Milan edizione 1967/68, a Ricky Sogliano, mastino implacabile dal 1971 al 1974. Lo scetticismo che li circondò all’inizio ben presto si sarebbe tramutato in meraviglia, gioia, gratitudine!
Conservo nitida un'immagine del Paron nella memoria: ero al vecchio Comunale di Torino, posto rigorosamente in piedi dietro alle panchine, dopo uno Juve-Milan vinto da noi per 3 a 2 nel dicembre 1967. Sotto un diluvio di fischi della Filadelfia, l’allora curva bianconera era adirata con i suoi giocatori per l’inopinata sconfitta. Rocco, impermeabile appoggiato al braccio, si reca negli spogliatoi al temine dell’incontro e, per farlo, deve transitare proprio sotto quell’invalicabile muro umano di tifosi avversari.
All’improvviso vedo la sua figura massiccia fermarsi, guardare in alto gli ultras avversari, levarsi il cappello, fare un inchino e scappare verso il tunnel con le forze dell’ordine, delegate a proteggerlo, che se lo fanno scappare: un mito!!! Il Paron se n'è andato proprio nell'anno della conquista della stella del decimo scudetto da parte di un Milan subito dopo destinato, per colpe proprie ed altrui, alle due retrocessioni in serie B. A San Siro, in occasione dell’indimenticabile – per i colori rossoneri, naturalmente! - derby di ritorno dello scorso campionato, la Fossa dei Leoni ed i Commandos Tigre, colonne insostituibili del tifo milanista, hanno celebrato con grande affetto Rocco: chi invece abita o vive a Trieste e dintorni, mi raccomando, vada a ringraziarlo e a dire una preghiera sulla sua tomba! Io ci sono andato questa estate, durante le mie brevi vacanze, portando mio figlio 12enne e dicendogli: “Adesso gonfia il petto quando dirai agli amici che tieni al grandissimo Milan!”.

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