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07 agosto 2004

STORIA DI FRANCESCO C.

Francesco C. ha compiuto 42 anni proprio ieri. Gli ho fatto gli auguri e lui, visibilmente compiaciuto, mi ha raccontato della sua vita curiosa.
Di quando, giusto vent’anni fa, ha chiuso con la scuola per dedicarsi alla vera passione della sua vita: il giardinaggio.
Ricorda suo padre, poco prima di scappare di casa chissà dove per le troppe bevute, inseguito dai creditori, seminare i germogli di timo nell’orto della loro casa, in Vallanzasca. Sorrideva felice, una mano sulla sua magra spalla, mostrandogli i preziosi arnesi del mestiere che non aveva potuto fare perché costretto a mandare avanti la falegnameria dei suoi giù, a Gravellona.
Sfasciatasi la famiglia, mamma era come un automa, non un grido o un pianto per maledire la separazione improvvisa dal suo uomo. Francesco la ricorda intenta a cucinare, di ritorno dal caseificio, e alle chiacchiere di ballatoio con le loro vicine: lo sguardo perso nel vuoto, sentiva ma non ascoltava i discorsi di un figlio cresciuto troppo in fretta, come quelli d’un estraneo.
Francesco è partito per l’Inghilterra da solo nell’autunno del 1984 perché, confessa trasognato, voleva potare alberi nei giardini della terra dov’era nato il suo mito: John Pickering.
Per tutti un illustre sconosciuto, John era in realtà un intraprendente documentarista, pagato dalle TV del suo paese per viaggiare in tutto il mondo, alla ricerca di piante esotiche.
Francesco mi ha parlato, con voce improvvisamente commossa, del loro unico incontro. Fu durante una gita all’Isola Bella, sul Lago Maggiore. Tira fuori una foto dal suo portafoglio sdrucito: nel meraviglioso parco della villa Borromeo, un uomo con una telecamera in mano, con un vistoso paio di baffi a manubrio, stringe la mano ad un ragazzo lentigginoso che lo osserva quasi adorante.
Francesco sentì in quel momento di dover dare un senso alla sua esistenza: il mondo vegetale vive in mezzo a noi, esseri umani, per comunicare il mistero della sua sconvolgente bellezza.
E lui doveva esserne un protagonista!
Pickering parlò con lui tutto un pomeriggio perché la produzione non gli aveva fornito un interprete. Prese in simpatia questo aspirante giardiniere italiano e doveva avergli fatto proprio una grossa impressione per invitarlo, appena possibile, a ristrutturare il parco di una villa nelle Eastlands, alle porte di Manchester. Detto, fatto. Francesco salutò sua madre ed i pochi amici per iniziare la sua nuova esistenza, ma non poteva aspettarsi che, un giorno, sarebbe ritornato in Italia, qui a Torino, perché … Francesco, all’improvviso, mi ha guardato e ha smesso di parlare, andandosene.
E’ stata tutta colpa dello spleen: la nostalgia per un’entità poco chiara che dimora in fondo al cuore delle persone sensibili, troppo sensibili: come Francesco, appunto.
Lassù nel Regno Unito, attraversando le campagne dolci e piovose del Lancashire, i pendii sinuosi del Galles, o ancora più su le Highlands scozzesi, Francesco credeva di aver trovato la ragione della sua vita.
Ma non basta saper parlare alle piante, aiutandole a crescere armoniosamente, oppure trapiantare bulbi con tocco d’artista: Francesco, benestante giardiniere italiano ricercatissimo dalle famiglie della ricca borghesia anglosassone, non stava bene con i suoi simili, forse questo era il suo dramma.
Oggi Francesco C. è stato rinvenuto cadavere, nella sua stanza d’albergo, da una spaventatissima donna delle pulizie. Colpa di un’overdose, ha sentenziato con tono distaccato il medico legale mentre, piangendo sommessamente in un angolo, una maledetta siringa sul comodino, sua madre è venuta per prendersi la salma e riportarla al suo paese in montagna.
Gli ha chiuso lei gli occhi, ma un sorriso, come beffardo atto d’accusa, Francesco C. adesso lo porterà scolpito nell’aldilà. Mentre io, tu, noi, tutti siamo ancora qua: impotenti, come sempre!

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