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26 aprile 2004

BARUFFE … ALITALIOTE

“Volare, oh oh!” la celebre canzone dell’indimenticabile Domenico Modugno torna alla mente ogni volta che si parla di Alitalia sui vari quotidiani nazionali onei notiziari televisivi.
Come un dinosauro in via d’estinzione, per colpa o per merito dell’avvenuta globalizzazione che molto crea, ma molto distrugge, questo ente di diritto pubblico nonché società per azioni – il solito mostro giuridico alias pasticcio all’italiana! - trascina stancamente la sua agonia.
Il superministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ottenuto il placet dalla Comunità Europea, avrebbe la soluzione pronta da mesi, ormai.
Quella di una privatizzazione che salvaguardi gl’interessi di chi lavora veramente, permettendo ai molti investitori interessati a rilevarne il business di accoglierli a braccia aperte, anche se con nuovi contratti più flessibili, nella nuova compagnia che sorgerebbe dalle ceneri alitaliote.
C’è però gran parte del personale di terra - sciaguratamente in soprannumero grazie ad assunzioni misteriosamente facili nei radiosi anni dei bei governi del Centrosinistra - che produce perdite a non finire, e che, dall’alto di una consistente partecipazione (ben il 20%!) azionaria nell’attuale compagine sociale, si oppone in tutti i modi, leciti e non, al volere di Tremonti.
Fra di loro c’è gente che, non contenta di guadagnare stipendi che farebbero arrossire di piacere molti lavoratori privati, pretenderebbe ulteriori aumenti sulle loro prebende: pagate indovinate da chi?
Ma dallo stato italiano, quindi da noi tutti poveri contribuenti!
Nessuno di loro, naturalmente, vuole sentire parlare di formazione professionale per imparare un altro lavoro: come non dargli torto, poverini! Lavorare per un soggetto privato, invece che per il munifico Stato Italiano, manderebbe in tilt le loro energie finora assorbite in parte, se non del tutto, da altre più piacevoli mansioni domestiche, tipo secondo lavoro in nero, oppure hobbies costosi da coltivare sui pc in dotazione dei vari scali nazionali alitalioti, oppure … chissà!
Il risultato è che, pur di fronte a paragoni risibili di qualità/prezzo con le altre compagnie aeree sull’acquisto di voli in Italia o all’estero, la resistenza alla voglia legittima di privatizzazione è così forte da smuovere perfino il cuore di un certo Gianfranco Fini, vicepresidente di Alleanza Nazionale.
“Un solo interesse: gl’italiani!” proclama Fini dai muri delle nostre città. Ma certo, caro onorevole! Peccato che gl’italiani che le stanno effettivamente a cuore siano solo … gli statali.

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