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10 marzo 2004

FAGLIA: QUANDO UN UOMO DISPONE SENZA LIMITI DI UNA DONNA

Samuel Huntington, nel suo libro "Lo scontro delle civiltà" del 1996, parlava di punti e di conflitti di "faglia", intendendo per faglia un luogo di confine e di confronto, eventualmente di scontro, tra civiltà diverse. Nei pochi anni trascorsi dalla pubblicazione di quel saggio che tanto fece discutere, i punti di faglia si sono moltiplicati, il confronto e lo scontro tra modelli di civiltà sembrano manifestarsi ovunque.
La globalizzazione rende cosciente un numero ogni giorno maggiore di persone del fatto che esistono delle alternative ai propri valori e alle proprie istituzioni. La gente può scegliere o rivendica il diritto di farlo, spesso entrando perciò in contrasto con i propri vicini, addirittura con i propri familiari. La globalizzazione moltiplica anche i casi in cui persone di culture diverse si trovano a vivere e lavorare insieme cercando ciascuna di continuare a rispettare le proprie leggi e anche di proporle e in certi casi imporle agli altri.
In Uganda, presso l’università di Kampala, si è svolta lo scorso febbraio la prima conferenza internazionale contro il "prezzo della sposa", l’istituzione matrimoniale diffusa in molti paesi africani che impone l’acquisto della moglie, la consegna al padre della sposa dell’importo pattuito e la restituzione di quello stesso importo al marito in caso di separazione.
L’uomo acquisisce in questo modo un diritto di proprietà sulla donna per la quale ha pagato e sui figli da lei generati. Tradizionalmente, inoltre, può darsi che il contratto matrimoniale sia stipulato senza consultare la donna in questione che si vede costretta ad accettare la scelta di suo padre. Un’aggravante è data dalla diffusione dell’AIDS che induce le famiglie a offrire le figlie in età sempre più precoce, a garanzia di buona salute, il che consente loro di alzare il prezzo.
Perché l’istituzione venga abbandonata occorre puntare sull’istruzione e l’indipendenza economica delle donne, sostengono alcune parlamentari ugandesi che intanto sperano di ottenere una legge che renda il prezzo della sposa facoltativo e ne proibisca la restituzione. Tra gli ostacoli da superare vi è anche il fatto che molte donne sono favorevoli al "prezzo della sposa" e si oppongono alla sua soppressione.
L’istruzione, specie quella femminile, mette in pericolo le istituzioni fondanti di certe culture e c’è chi non esita a intervenire con la forza per impedire alle bambine di andare a scuola. In Pakistan, più precisamente nel Kashmir pakistano, nei giorni scorsi sono state distrutte nove scuole, otto delle quali femminili. I sospetti si concentrano su gruppi radicali islamici sunniti. È già motivo di conforto che siano state fatte esplodere di notte, mentre erano vuote.
Un’altra notizia a proposito dell’istruzione femminile giunge dalla Francia. Durante un’audizione presso la Commissione Stasi creata per indagare sull’applicazione del principio di laicità, la preside di un liceo parigino frequentato al 40 per cento da allievi di origine straniera, di prima e seconda generazione, ha detto che tutte le ragazze con le quali ha dovuto affrontare il problema del velo – che poi lo indossassero in classe o meno – non hanno proseguito gli studi oltre la terza classe.
Infine una storia dalla Gran Bretagna: si chiamava Shafilea, viveva a Warrington con la famiglia di origine pakistana, andava a scuola, era brava, voleva diventare avvocato, aveva 17 anni. Durante un viaggio in Pakistan aveva cercato di uccidersi dopo che i genitori le avevano presentato un uomo con il quale avevano deciso che si sposasse. Sei mesi fa, tornata in Gran Bretagna, era scomparsa. Da poco è stato trovato il suo cadavere e adesso si sospetta fortemente che sia stata uccisa, buttata in un fiume, dai familiari disonorati dai suoi capricci, vale a dire dal suo rifiuto di sposarsi. Nel suo diario si legge "voglio essere una ragazza come tutte le altre, non chiedo troppo", ma essere come "tutte le altre ragazze" per i suoi genitori – benché residenti in Europa e giovani (44 e 41 anni) – vuol dire, come nel caso delle ragazze con il velo francesi, prepararsi al matrimonio e obbedire ai genitori, lasciando un’inutile scuola appena trovato un marito.
Quelle appena illustrate sono quattro diverse situazioni di faglia, che hanno per fulcro la questione femminile, caratterizzate dal fatto che ognuno dei protagonisti chiede il rispetto di sé e delle istituzioni nelle quali crede. Situazioni del genere non possono risolversi se non con la rinuncia di qualcuno alla propria dignità, o a ciò che ritiene tale, e ai propri valori.
anna.bono@flashnet.it

Anna Bono, autrice di questo pezzo nonché mia carissima amica, è docente in Storia e istituzioni dell'Africa presso il dipartimento di Scienze Sociali dell'Università di Torino. Collabora attivamente a numerose riviste.

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