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07 gennaio 2004

UNA BEFANA DI NOME … BILLY

Ieri sera lo Stadio Olimpico di Roma, pieno come un uovo, ha ospitato uno spettacolo calcistico per palati fini: l’atteso match di serie A fra la Roma, capolista finora imbattuta, ed un Milan incerottato, reduce oltre a tutto dal flop intercontinentale di Yokohama.
Sappiamo tutti come è andata a finire, i pronostici troppo affrettati della vigilia in favore dei giallorossi sono stati sonoramente smentiti dal responso del campo.
I campioni in rossonero hanno maramaldeggiato come lo stesso Fabio Capello (un grande ex!) ha sportivamente riconosciuto negli spogliatoi dopo 103 minuti effettivi di gioco.
A tratti l’accuratezza dei fraseggi fra gli uomini di Carlo Ancellotti (altro grande ex!) ha rasentato la perfezione e lo stesso pubblico giallorosso è parso quasi rassegnato spettatore di una sconfitta a poco a poco ineluttabile.
La Befana, così cara ai romani per i doni da sempre generosamente elargiti in questa data, stavolta ha avuto le sembianze spiacevoli di un 37enne considerato, da tifosi e giornalisti non proprio competenti, alla canna del gas.
Alessandro Costacurta, detto Billy, per aver zappato una zolla nel tentativo ahimè fallito di trasformare un rigore contro il Boca Juniors, era diventato lo zimbello di certi barzellettieri di bassa lega.
Costoro avevano messo in relazione la buca lasciata sul terreno nipponico dal nostro eroe con quella in cui un certo Saddam Hussein era appena stato sorpreso, nelle stesse ore ma a qualche migliaio di chilometri di distanza, dai soldati di George W. Bush.
Al minuto 82° della disfida di ieri Billy si è sonoramente vendicato di questi spiritosoni, grazie ad un salvataggio in extremis sulla linea di porta, dovuto ad un velenoso pallonetto di Antonio Cassano, talento di sicuro avvenire.
Le telecamere di Sky ne hanno subito immortalato l’espressione incredula: Cassano, proprio in quel momento, capiva prima di tutti gli altri, compagni e tifosi romanisti, di aver perso ormai la partita per colpa di quella prodezza sublime.
Nel gergo calcistico il gesto atletico di Billy si definisce “inspirata” e solo due altri campionissimi a strisce rossonere, come Cesare Maldini e Karl Heinz Shnellinger, ne diedero ripetuti esempi nei favolosi anni Sessanta.
La classe non ha età per Costacurta, come per altri grandi campioni giocatori del calcio italiano a volte prepensionati con troppa fretta dai soloni della critica: penso a Roberto Baggio, immenso anche lui ieri a Brescia, o a Ciro Ferrara, che nella Juve costringe alla panchina un certo Legrottaglie, titolare della nazionale del Trap.
Il calcio professionistico, eternamente in bilico fra gl’ingaggi dei suoi protagonisti ritenuti eccessivi ed i bilanci delle società che li pagano in forte deficit, dovrebbe erigere un monumento al cristallino talento di questi vecchi campioni per tramandarne le gesta ai giovani che si vanno affermando.
All’indomani della Befana 2004, cari addetti ai lavori spesso distratti da polemiche pretestuose di ogni tipo, sarebbe doveroso ricordarsene per rifondare, una volta per tutte, i vivai calcistici.
Nella nostra penisola l’insegnamento del calcio, lo sport di squadra più diffuso al mondo, vive lo stesso dramma della scuola dell’obbligo: la mancanza di vocazione all’educare, anche qui, è un doloroso dato di fatto.


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