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29 dicembre 2003

PARMA E NUSCO, LA DECADENZA PASSA DA QUI

Lo scandalo Parmalat minaccia di esondare, travolgendo presente e futuro del comparto alimentare italiano, e non solo quello! Persino un intoccabile per eccellenza come il presidente “a vita” della Banca d’Italia avrebbe cominciato a temere per il suo destino. Quand’ecco che una voce, querula e fastidiosa, si appresta a gettare nel ridicolo la famiglia Tanzi con una rivelazione sconvolgente.
Stiamo parlando naturalmente di Ciriaco De Mita, un tempo boss democristiano inamovibile dalla scena politica nazionale, oggi solo mesto comprimario del partito popolare guidato dal magico (si fa per dire!) trio Castagnetti – Bindi - Letta.
“Silvio Berlusconi” rivela fra il lusco e il brusco l’uomo di Nusco “voleva a tutti i costi vendere Rete4 a Callisto Tanzi nel 1984 e per questo venne a chiedere la mia mediazione”.
Il nostro eroe, come Vittorio Feltri ha brillantemente ricordato in un fondo su Libero di pochi giorni fa, era molto più che un amico dell’imprenditore parmigiano.
E’ sorprendente come, invece di defilarsi, speri oggi di coinvolgere il premier attualmente in carica nelle oscure manovre di finanza creativa di moda a Parma fino a pochi giorni fa.
Allora, è bene ricordarlo ai più giovani o ai più distratti, le televisioni commerciali erano appena nate e ben altri erano i centri del potere che tenevano a bada in qualsiasi modo la voglia di mercato, di democrazia reale, di giustizia sociale.
La RAI ed i maggiori quotidiani in circolazione nascondevano attentamente agli occhi degl’italiani l’indecente rapporto fra grandi imprese, mondo della finanza e politici nei mitici Anni Ottanta, quando il centrosinistra era un regime su cui il sole pareva non dover tramontare mai.
San Ciriaco da Nusco ha ormai perso l’aureola di uomo di stato brillante, e nemmeno Eugenio Scalfari si ricorda più d’incensarlo per quei memorabili anni passati a descriverne le gesta dalle colonne della “sua” Repubblica.
Però gli amici si scoprono nel momento del bisogno: e Ciriaco di Callisto amico dimostra di esserlo, oggi più di ieri!
Le sue dichiarazioni sono assolutamente risibili sui rapporti intrattenuti con la Fininvest, di ben altro dovrebbe erudirci il valente intellettuale della Magna Grecia (così lo ribattezzò l’Avvocato con bonaria ironia): vorremmo gli venisse prestata l’attenzione che merita, da parte della magistratura inquirente, con l’invio di un inequivocabile avviso di garanzia come persona a conoscenza dei fatti su cui si sta indagando.
Un regime fatto d’intrallazzi ha visto nelle figure dell’imprenditore finanziere parmigiano e nel suo sodale democristiano di sinistra i due dioscuri: tutto ciò costa alla nostra nazione un danno incalcolabile d’immagine, quindi economico, nella difficile era della globalizzazione.
Perciò, caro De Mita, lasci perdere le guasconate sulla Fininvest e ci racconti invece dei suoi eventuali rapporti con quel denaro misteriosamente scomparso in qualche forziere di un arcipelago esotico: scommettiamo che ne avrà sentito l’odore anche lei, l’amico del cuore di Callisto?


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