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03 dicembre 2003

FANTASMI AL RICETTO

E’ ottobre: tra le rue la sera s’insinua senza preavviso e i ciotoloni, incastrati l’un l’altro sul pavè con la precisione di un mosaico bizantino, lasciano incanalare la pioggerella caduta senza sosta per tutto il giorno.
I rumori incessanti delle auto paiono affievolirsi, più in là Candelo respira, grigia di traffico e modernità, mentre al Ricetto, varcata la soglia della porta turrita, il tempo sembra essersi fermato.
Qui, in questo angolo incantevole di Medio Evo sito nel cuore della provincia biellese, abita il protagonista di questa storia.
Sergio ha 40 anni e l’aspetto di un menestrello appena uscito da una corte rinascimentale e catapultato all’improvviso nel ritmo convulso dei nostri giorni.
Fa un lavoro ben strano: progetta e costruisce strumenti musicali antichi per numerosi clienti, musicisti o semplici collezionisti, sparsi in tutto il mondo, ed è sempre in cerca di nuove idee per realizzare i suoi piccoli capolavori.
Nato come restauratore di mobili antichi, la sua grande passione per la musica rinascimentale lo porta a trasferimenti continui da un capo all’altro della penisola, alla ricerca continua della perfezione nel suo difficile lavoro.
La casa di Sergio è anche la sua bottega di artigiano: si affaccia sulla piazzetta principale del Ricetto ed un portale ad arco lascia intravedere l’interno, disposto su due piani collegati da una scaletta a chiocciola, ai non rari passanti che si fermano incuriositi ad osservare le ghironde dell’Occitania e le musette della Provenza, le bombarde della Linguadoca e le arpe celtiche.
Sergio spesso li intrattiene al suono dolce e melodioso degli strumenti da lui creati con mirabile maestria, lo sguardo perduto nel vuoto sembra attraversare gli occasionali interlocutori alla ricerca di qualcosa d’indefinito, un miraggio o forse …
Tutto nasce dalla sua dimora attuale, dal segreto che proprio questa casa del Ricetto porta con sé da secoli e che, la sera stessa dopo il faticoso trasloco, Sergio scopre per puro caso.
Nascosto sotto una vecchissima damigiana nella cantina, si ritrova fra le mani uno schizzo, forse di epoca quattrocentesca, raffigurante una schiera di angeli che suonano in cerchio attorno alla Madonna con Gesù Bambino.
Il tratto sicuro del suo autore mostra, in mano ad una coppia di musicisti celesti, il più stupefacente degli strumenti musicali medievali, l’organistrum!
E’ un segno del destino, per Sergio, analizzare questa specie di liuto a tre corde, il cui suono era prodotto dallo sfregamento di una ruota che metteva in vibrazione tre corde. La presenza di una tastiera a 12 tasti permetteva l'esecuzione di semplici linee melodiche. Lo strumento era utilizzato da due persone: l'una azionava una manovella, mettendo in movimento la ruota, l'altra premeva sui tasti, ed i suoni che ne uscivano facevano da ideale sottofondo ai canti gregoriani.
Dal momento del suo ritrovamento oggi sono passati due anni: quel disegno occupa la sua mente e febbrili sono stati da allora i tentativi di riprodurre fedelmente questo strumento.
Certo, l’aiuto dei suoi amici non gli è mancato, finora! Dalla val di Fiemme è arrivato il legno pregiato con cui fabbricare la cassa armonica, da Santiago di Compostela, la tappa finale della via francigena, gli amici della Galizia lo hanno ospitato una decina di giorni perché esaminasse il porticato della basilica di San Giacomo: un’altra prova dell’esistenza del favoloso organistrum è a sua disposizione, però …
Sergio passeggia da solo, ha bisogno di uscire all’aria aperta, stanco morto dopo l’ennesima giornata passata a lavorare al suo progetto.
Lungo la strada che conduce ai vecchi mulini, verso la vicina Baraggia, i casolari del Ricetto s’allontanano sempre più mentre emerge il chiodo fisso dei suoi pensieri: quale sarà il suono vero del favoloso organistrum?
Avrà il timbro giocoso di un’orchestra di flauti dolci, oppure il tono esteso di un primordiale organo, o invece …
Sergio imbocca la strada sterrata che porta alla Via Isangarda per inerpicarsi poi verso la rocca dei Vialardi: qui di solito gli piace osservare dall’alto l’ampia corona dei monti e, più giù, il greto del torrente Cervo.
Il buio incombe sulle sue profonde meditazioni senza che lui se ne accorga, quand’ecco un fascio di luce provenire dalla boscaglia circostante.
L’atmosfera del luogo si fa come elettrica, bagliori continui sembrano partire dalla rocca in direzione del Ricetto, illuminando il sentiero che Sergio ha appena percorso: è forse un invito a ritornare sui suoi passi?
Sergio si mette a correre indietro, ha come un presentimento, due faticosi anni di sacrifici attorno all’enigma da risolvere per dare corpo al suo organistrum gli danno una carica portentosa, pochi minuti e giunge al portone di casa.
Uno scalpiccio di passi e, al suo fianco, due candide figure incappucciate escono di colpo dal vicolo che porta alla cantina: una di loro regge fra le braccia un misterioso oggetto rettangolare, avvolto in un semplice telo azzurro.
“E’ qui che dimora mastro Sergio?” domanda quest’ultima: entrambi si levano i cappucci mostrando i lineamenti delicati di due giovani biondi, identici come due gocce d’acqua.
“Certo, sono io!” risponde l’artigiano con fare confuso, estraendo la chiave del portone dalla tasca ed armeggiando un po’ prima di infilarla nella serratura.
“Ebbene” soggiunge il compagno “non spaventatevi, amico, ma fateci entrare nella vostra bottega, perché abbiamo una missione da compiere, noi, davvero non vi immaginereste quanto importante per il destino di tutti e tre!”.
Sergio tace, quasi istupidito dall’apparizione inattesa della strana coppia di gemelli, ma cortesemente apre l’uscio invitandoli ad entrare.
C’è un po’ di disordine nella bottega, sul tavolaccio matite e carta vetrata si mischiano a trucioli di legname, mentre appese al muro le ghironde e gli altri strumenti fanno da testimoni silenti all’incontro.
“Scusate se vi accolgo così, non aspettavo visite per stasera” tenta di giustificarsi Sergio “ho del vino squisito da offrirvi, scommetto che non lo conoscete, si chiama erbaluce e …”
“Basta convenevoli, messere!” il primo ragazzo sbotta, liberandosi dello strano fardello e posandolo sul tavolaccio “siamo venuti per ritornare a casa, nella nostra unica casa!”.
E subito il gemello, lo sguardo rivolto al ripiano sotto la scala a chiocciola, aggiunge: “Diteci dunque, dove avete messo la damigiana?”.
“Beh, effettivamente, lì dove state osservando c’era una damigiana quando sono venuto ad abitare qui” risponde Sergio “l’ho spostata, conservo sempre tutto io, se è quella che volete vedere, seguitemi, allora!”.
Un balzo dietro l’altro ed i tre personaggi corrono su per la scala, nella soffitta dove libri, quaderni e scartoffie di ogni tipo la fanno da padrone: proprio in mezzo al pavimento si erge, maestosa anche se un po’ impolverata, la damigiana!
Un grido di gioia irrefrenabile e gli eventi sembrano precipitare: un soffio impetuoso di vento fa sbattere le imposte, i gemelli si tuffano come da un trampolino per gettarsi, uno dopo l’altro, nel collo stretto della damigiana e poi …
E poi, silenzio assoluto! Sergio si guarda in giro, convinto di aver sognato tutto, vorrebbe attribuire la strana visione alla stanchezza congenita del suo lavoro, ma a un tratto una musica celestiale proviene da sotto, veloce scende gli angusti gradini della scala a chiocciola e …
Là, sul suo tavolaccio da lavoro, l’oggetto rettangolare che i due gemelli della damigiana erano venuti a consegnargli, il risultato finale di tanti suoi sacrifici: l’organistrum!
Poco più in là, il seguente messaggio: “LA MUSICA UMANA E’ IL PALCO SU CUI TUTTO ACCADE E TU MERITI DI ESSERNE PROTAGONISTA!”. Firmato: i gemelli della damigiana del Ricetto. I due angeli dello schizzo ritrovato due anni prima? Chissà!

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