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29 novembre 2003

TAMBOURS DE BRAZZA: IL RITMO DELLA LIBERTA’

Ci sono eventi musicali che uniscono persone diverse fra loro, lasciandole senza fiato, ebbre di gioia nel partecipare insieme agli artisti dalla prima all’ultima nota del loro repertorio.
Nel caso di questo straordinario gruppo composto da quattordici percussionisti, strumentisti e danzatori provenienti dal Congo Brazzaville, scene di autentico delirio collettivo si verificano sia tra i vecchi capi villaggio dell’Africa equatoriale che tra i giovani aficionados della ben più ricca Europa.
I Tambours de Brazza nascono nella capitale dell’ex Congo francese proprio dieci anni fa, su iniziativa di Jean Emile Biayenda, prestigioso batterista di jazz con esperienze al fianco di Sonny Rollins e Pharoah Sanders.
Il Congo Brazzaville è poco più grande dell’Italia, ma è popolato da appena due milioni di abitanti: purtroppo la popolazione è caratterizzata dalle divisioni profonde fra ben 55 etnie diverse e solo la musica aiuta in qualche modo a socializzare.
Biayenda si muove infaticabile alla ricerca dei vecchi cantastorie ancora in vita nei vari villaggi della costa sabbiosa e dell’interno, sede della foresta pluviale da decenni minacciata dai fanatici tagliatori di legname francesi.
D’altronde nella parte ricca del pianeta va fortissimo un nuovo genere musicale, il rap.
Biayenda lo sa, e crede fermamente nella possibilità di fondere la tradizione orale dei cantastorie, tramandata fedelmente nel corso dei secoli, con la musica afroamericana.
Si forma un ensemble di una decina di percussionisti che si accompagnano danzando al suono di strumenti tipici africani come il tamani ed il lokole ed altri a noi notissimi come il basso Fender e la batteria: i Tambours prendono il volo!
In viaggio per il mondo, il successo di Biayenda e soci è immenso: folle entusiaste partecipano al ritmo indiavolato della loro musica e lo spettacolo che ne scaturisce è un’esperienza totale per gli occhi e per le orecchie.
Pochi lo sanno, ma i Tambours suscitano anche invidie in patria fra i politici al governo in questi tormentati anni.
Infatti il messaggio sin troppo esplicito del loro progetto è quello di fondere le culture delle varie etnie e disturba non poco i fautori del conflitto perenne, alimentando in poco tempo il desiderio di isolarli come pericolosi disturbatori sociali.
A Brazzaville, la capitale, la miseria la fa da padrona e costringe molti giovani disperati a sopravvivere senza una casa o una famiglia: ecco che Biayenda prende il coraggio a due mani e decide di ampliare il progetto dei Tambours, da gruppo musicale a cooperativa sociale.
Dà lavoro ad una cinquantina di ragazzi di strada, commissionando loro la costruzione dei tamburi di varie dimensioni e la confezione dei costumi di scena.
Ai più dotati insegna l’arte della percussione proprio per offrire loro una via d’uscita dal ghetto della misera bidonville: apprendono ad esempio l’uso del tamburo Ngoma, di forma cilindrica ricavato dagli alberi della foresta e rivestito di pelli di antilope o di cervo, o dello N’koonzi, adoperato durante il rito feticista della guarigione e per trasmettere, con le bacchette, messaggi modulati a distanza fra un villaggio e l’altro.
Giunge il 1997 e la guerra civile deflagra improvvisamente, fra le milizie Cobra dell’attuale presidente Denis Sassou Nguesso ed i gruppi armati Ninja, fedeli all’ex capo di stato Pascal Lissouba.
Il conflitto miete più di diecimila vittime fra i civili inermi e costringe i Tambours a rifugiarsi nel vicino Benin: inizia l’esperienza amara dell’esilio.
Pur lontani dalla loro povera patria, i musicisti continuano a far giungere in qualche modo le risorse disponibili ai ragazzi di strada di Brazzaville.
Il messaggio dei bravissimi musicisti congolesi, semplice ma efficace, è questo: la missione di un artista si misura dal legame che conserva con la sua patria.

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