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14 settembre 2003

SCUOLA ITALIANA: ANNO ZERO

Charles Peguy, scrittore francese particolarmente attento all’impatto del cattolicesimo con la società in cui visse, nel 1903 scriveva così: “Le crisi del sistema scolastico sono crisi di civiltà.�
La legge delega 28 marzo 2003 n. 53, altresì nota come riforma Moratti, approvata in Parlamento a larga maggioranza, sembra ispirarsi a queste parole ponendosi obiettivi di fondo piuttosto ambiziosi, che provo a riassumere.
Uno di questi è senza dubbio la libertà di scelta fra indirizzo statale e privato/paritario, senza i pesanti condizionamenti economici del passato prossimo e remoto, ma con un progetto concreto da realizzare.
Mi riferisco alla nascita di una vera e propria filiera dell’istruzione nazionale, che abbia come capisaldi irrinunciabili il ritorno all’insegnamento nelle aule scolastiche delle materie fondamentali per ogni allievo e la rivalutazione della formazione professionale regionale, indispensabile per costruire un rapporto finora mai esistito con il mondo del lavoro.
Per farcela il sistema scolastico italiano deve tornare ad educare, vale a dire fare ogni sforzo lecito per inserire nella realtà quotidiana l’allievo attraverso contenuti e metodi di sapere al passo coi tempi.
Bisogna poi rimotivare tutti gl’insegnanti, trasformandoli da impiegati parastatali quali sono ora a liberi professionisti, quindi pagandoli di più e a seconda dei meriti sul campo conseguiti da ognuno di loro.
Una democrazia che voglia essere protagonista effettiva dell’era della globalizzazione deve battersi a tutti i costi perché le famiglie tornino ad investire quanto desiderano per l’educazione dei propri figli.
Non basta però annunciare una riforma, bisogna fare in modo che attecchisca in un terreno fertile, quale purtroppo non è oggi la società in cui viviamo.
Qui, infatti, casca l’asino! La crisi della famiglia, causata dalla decadenza protrattasi nel tempo di valori come la fiducia ed il rispetto reciproco fra i suoi componenti, stanno creando nuovi protagonisti in negativo della società civile italiana.
Basta pensare alla figura del liceale oggi: un adolescente amorfo perché abbandonato dai suoi genitori al pascolo perenne fra videogames, telefonini e vacanze cosiddette di studio, mai abituato a dialogare, a confrontarsi, ad imparare qualcosa di utile dai suoi cari.
I principali artefici di tale disfatta, i genitori appunto, per scaricare la propria coscienza credono al valore taumaturgico della semplice iscrizione ad un liceo: l’adolescente in questione ne dovrà uscire, secondo le loro insane intuizioni, promosso a pieni e pronto a frequentare un qualsiasi corso di laurea nella più vicina sede universitaria.
Ecco come il mitico Sessantotto ha ridotto la scuola italiana ad una fabbrica costosa quanto inefficiente di disoccupazione giovanile, di illusioni pericolose da spegnere, d’indottrinamento e non di educazione alla vita!
Ecco perché il governo Berlusconi deve ora impegnarsi a fondo per rilanciare, sul piano culturale, il diritto allo studio, e per valorizzare i primi contatti dello studente col mondo del lavoro
Il deserto delle idee creato da chi ha malgovernato tanto a lungo il mondo dell’istruzione deve lasciare il posto ad un giardino: ma troveremo oggi braccia e menti disposte a crearlo?

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