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01 luglio 2008

SIENA: TORNA LA TERRA IN PIAZZA


C'era una volta una guerra fra due città. Crudele come tutte le guerre che hanno per oggetto non diverse ideologie o religioni, ma piuttosto l'attaccamento alle rispettive tradizioni. Di qua Firenze, guelfa più per convenienza che per autentica convinzione, votata alla ricerca della modernità come sinonimo di ricchezza da esibire senza freni in faccia a chiunque. Di là Siena, ghibellina per antica fedeltà verso gl'imperatori, città turrita orgogliosa del suo splendido isolazionismo passatista. Guerra impari, ahimè, che a metà del Trecento vede il trionfo politico della prima e il ridimensionamento della seconda. Due volte l'anno, però, Siena si prende una rivincita sulla sua nemica, considerata a torto o a ragione più bella e più fastosa. Ecco che la città che diede i natali a Santa Caterina, situata quasi al centro della meravigliosa Via Cassia che unisce Roma a Firenze, diventa l'ombelico del mondo. Quando ospita i due Pali del 2 luglio e del 16 agosto, infatti, Piazza del Campo ribolle di un'atmosfera magica. La gara fra diciassette contrade (ognuna di loro ha una sola nemica irriducibile, la cui vittoria diventa le peggiore delle sconfitte) è fatta di innumerevoli colpi bassi, ma anche di meticolosa ricerca del Bello. Dei contradaioli, nessuno escluso, ammiro lo sfarzo dei costumi, l'attenzione quasi morbosa per i cavalli, l'amore eterno per le loro insegne. Bastano tre leggendari giri a velocità spesso forsennata, dopo un'attesa che può durare ore, e il tifo s'infiamma vibrante fino alla benedizione in duomo del premio finale: il palio vero e proprio. Quando a Siena la terra torna in piazza del Campo, il Tempo si ferma ed è come se si inchinasse di fronte alla Torre del Mangia. Conserviamola sempre, questa festa è un pezzo d'Italia che non deve cambiare. Mai!

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