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26 giugno 2005

I GATTI FELICI DI CHAMOIS

I gatti, si sa, amano la tranquillità. Si sdraiano al sole, voluttuosi, mentre tutto quel che li circonda potrebbe sprofondare: tanto loro non se ne accorgerebbero!
Una piazzetta completamente ricoperta di erba ben rasata, rettangolare, ospita una quantità incredibile di felini, farfalle e bipedi umani in un sabato soleggiato di giugno.
Siamo in alta montagna, a Chamois, perla della Valtournenche. Qui i residenti tutto l’anno sono una novantina appena, eppure la gioia di vivere sembra sprigionarsi persino dalle pietre levigate dei viottoli.
Qui non ci sono strade asfaltate per un motivo banale: non possono arrivarci le automobili.
Infatti questo comune ha coraggiosamente scelto, circa trent’anni fa, con un referendum popolare di mantenere la funivia proveniente da Boisson, giù a fondovalle, come unico mezzo di comunicazione col mondo esterno.
Chamois, composta da cinque graziosissime frazioni, sorge a 1.815 metri sul livello del mare, in una conca suggestiva dove prati, laghetti alpini e montagne si susseguono invitanti.
D’estate il camminatore infaticabile può muoversi grazie a comodi e ben tenuti sentieri, partendo dalla fermata della funivia, alla ricerca di un angolo, di un’emozione, di un panorama.
Dalla Becca Trecare al Bec di Nana, dal Lago di Lod fin lassù, su di un colle che appare lontano eppure allo stesso modo facile da raggiungere, al Santuario di Clavalité: la natura e l’uomo, a Chamois, convivono in piena armonia.
Ne sono fattibile testimonianza le case, tutte in pietra e legno, che gli amministratori locali ed i politici lungimiranti della Valleè hanno difeso dalla selvaggia vicinanza di possibili ecomostri. Cervinia basta e avanza, fortunatamente l’errore commesso sotto al Monte Cervino ha insegnato qualcosa! Ecco perché a Chamois il cosiddetto turismo di massa elitario e spocchioso non troverà mai dimora!
Parlo con Emile, ex ingegnere informatico aostano in età da pensione, del fascino di Chamois. Lui sorride e m’invita ad osservare, dal suo terrazzo, il cielo.
“In fondo da noi non succede mai niente!” confessa ispirato mentre addento una fetta di pane nero col formaggio che lui stesso produce “Bisogna fare attenzione all’orto, perché ogni tanto arriva la volpe a fare razzia. Poi bisogna ricordarsi di fare le scorte di legname, già alla fine dell’estate, e spazzar la neve d’inverno. Però vuol mettere la gioia che provo, dopo decenni di vita spesa a combattere contro lo stress della vita moderna, a contemplare sereno il passaggio ininterrotto delle stagioni?”.
Noi, estatici fruitori part time di Chamois e della sua incantevole tranquillità, vorremmo fare come lui, trasferirci mollando tutto e tutti in questo nascondiglio felice, ma non possiamo!
Ci consoliamo, però, prima di ritornare con la funivia giù a Boisson, accarezzando di gusto uno dei gatti felici di questo borgo alpino: il solo comune italiano ad aver detto no alle quattro ruote e ai costruttori edili d’assalto ci avrà, ora più che mai, suoi convinti estimatori.

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