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13 febbraio 2005

BARBARA SPINELLI & CO: CHE NOIA, CHE BARBA!

“Ho studiato molto, scrivo ancora di più, mi pagano abbastanza bene e, perciò, mi dovete leggere!” questo è quel che pensano di sé molti, anzi troppi opinionisti eternamente presenti sulla carta stampata della nostra sventurata nazione.
Si occupano, (da sinistra e dintorni, naturalmente!) di tutto lo scibile umano, dalla fecondazione assistita alla guerra in Medio Oriente, dall’impresentabilità del governo in carica al ruolo dell’amministrazione Bush e dell’Europa nel conflitto irakeno, con una supponenza pari solamente all’intolleranza verso chi non condivide i loro, invero molto personali, punti di vista.
E’ anche grazie a costoro, intellettuali da strapazzo in carriera, nonché titolari a vita di elzeviri sui principali quotidiani nazionali, che in Italia si leggono sempre meno giornali. Gente come il mitico professor Sartori, un conservatore travestito da nazi-skin e convertitosi in età non più verde al movimentismo dei girotondi per via dell’odio profondo verso il Cavaliere Nero di Arcore, o come Sabino Cassese, severo censore delle cattive condizioni in cui versa la finanza pubblica, imperversano un giorno o due la settimana rispettivamente sul Corriere della Sera e su Repubblica.
A Torino il personaggio che, sulla prima pagina del quotidiano di casa Agnelli, tiene alto il vessillo degli annoiatori di professione risponde al nome di Barbara Spinelli.
Pare che sia stata l’allieva preferita dello scomparso professor Norberto Bobbio e che questa infelice - per coloro che la devono leggere, non certo per lei! – condizione le abbia spalancato le porte della mai troppo affollata redazione del quotidiano di Via Marengo. E’ veramente una tuttologa, questa Spinelli, e basta leggere qualche riga dei suoi lunghissimi sfoghi pseudo-letterari, perfetti per un salutare abbiocco post prandium, per farsi un’idea della sua persona. Avete presente la classica prof sessantottina dall’eleganza stile rosibindi, lenti a fondo di bicchiere, capelli color topo stile signora Pina di Fantozzi, ostinato rifiuto a sorridere in pubblico, e qualche altra dote che adesso ci sfugge? Eccovi Barbara Spinelli in tutto il suo fulgore! Ma cerchiamo di essere un po’ più obiettivi e di non gettare la croce addosso solamente a lei!
A mio modesto parere uno dei mali storici che hanno affossato irrimediabilmente la cultura – se mai ve n’è stata una! – piemontese si chiama azionismo. Questa ideologia scombiccherata, in nome di uno stucchevole relativismo di facciata, è fondata, piuttosto che su ideali, sulla loro effettiva assenza: suoi diretti discendenti sono, ad esempio, l’eurodeputato del PDCI Gianni Vattimo, cui dobbiamo la sciagurata invenzione del pensiero debole . Tra mille esitazioni sulle posizioni da prendere in merito ai grandi temi della politica, dell’economia, della globalizzazione e dell’etica, l’azionismo di Bobbio ieri e della Spinelli oggi si propone come unico movimento di pensiero degno di nota dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino ai nostri giorni.
Il divertente tormentone della premiata coppia televisiva Vianello- Mondaini “che noia! / che barba!” riassume al meglio il profluvio di parole, la puzza di stantio, le castronerie ed inesattezze storiche quasi sempre usate in chiave anti-americana che Barbara Spinelli infligge da tre a quattro volte la settimana ai suoi sfortunati lettori. Augurarle il mitico crampo della scrittrice, oppure un vuoto creativo dovuto ad un amorazzo defatigante da coltivare all’ombra dei corridoi delle biblioteche o dei centri studi: è il minimo che mi sentirei di fare nei suoi confronti.
Il massimo? Non lo rivelerei neanche sotto tortura, “amici miei non della ventura”*!

*felice espressione del grande giornalista sportivo Sandro Ciotti, lui sì un intellettuale vero!!!

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