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21 gennaio 2005

CON QUEL CHE BOLLE IN PENTOLA!

Ma i comunisti mangiano ancora i bambini? No, però forse negli anni passati hanno rubato parecchie merende! A 16 anni circa dalla caduta del muro di Berlino esistono persone che, incuranti delle priorità che il dibattito politico nazionale richiederebbe, si dedicano anima e corpo alla demonizzazione dei loro avversari politici.
A capo di questa combriccola, alias commissione parlamentare Mitrokhin, il vicedirettore del Giornale e senatore di Forza Italia Paolo Guzzanti passa le sue giornate interrogando chiunque sul ruolo avuto dall’ex PCI nell’epoca, così lontana dai nostri giorni, della guerra fredda.
Visto che poi l’argomento non sembra appassionare più di tanto l’opinione pubblica, interessata a faccenduole come il rilancio dell’economia nazionale, i tagli alla spesa pubblica, il ristabilimento della certezza del diritto nelle aule dei tribunali, la difesa dei valori della civiltà occidentale, le accise ed i dazi che opprimono il consumatore medio italiano, il senatore Guzzanti ha pensato bene, con l’ausilio del suo partito, di andare a zonzo per la penisola a reclamizzare il grande (sic!) successo della commissione parlamentare da lui presieduta.
Questa sera a Torino, pronubi alcuni militanti locali di F.I. che, senza alcuno sprezzo del ridicolo, si atteggiano a sosia del comico TV di Zelig Antonio Cornacchione – quello per intenderci di “Povero Silvio!” che sibila sdegnato a chiunque lo contraddica: “Comunistiii!!!” – lo spettacolino di questo circo ambulante della pedanteria anticomunista si esibirà festoso, fra l’indifferenza salvifica dei media locali.
Caro Guzzanti, ma questa sua “ricerca anacronistica” (termine quanto meno eufemistico!) quanto sta costando al contribuente medio italiano? Perché non riporta al suo giusto contesto – i libri di storia – le sue indagini e non si dedica invece ai problemi, qui sopra riportati, che assillano i suoi elettori in quel di Brescia? Con quel che bolle in pentola, mi creda, molti italiani gliene sarebbero eternamente grati!

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