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11 febbraio 2004

PARMA E TORINO: A CIASCUNA LA SUA BANDA DEL BUCO

Parma e Torino: due città apparentemente diverse fra loro sotto ogni punto di vista vivono in questi giorni tumultuosi lo stesso disagio.
Nella città dello splendido Battistero arabescato dalle sculture dell’Antelami Calisto Tanzi e famiglia ha scriteriatamente dilapidato una fortuna colossale danneggiando in modo irreversibile il buon nome di una provincia fra le più operose d’Italia.
Sotto la Mole, nel completo disinteresse dei media troppo intenti a girare il collo da un’altra parte, la premiata Fondazione dell’Ordine Mauriziano ha accumulato, più o meno nello stesso periodo dello scandalo Parmalat, un debito spaventoso e mette oggi a repentaglio migliaia di posti di lavoro.
Di chi la colpa? Ma della cricca degli amministratori disinvolti che si sono susseguiti in un decennio di sperperi, favoritismi e ladrocinii vari!
Chi li ha eletti e avrebbe dovuto controllarne l’operato, cioè le principali istituzioni, l’Assessorato regionale alla Sanità ed il Comune di Torino per primi, e la pletora di partiti e partitini dell’intero arco costituzionale, compreso l’ex MSI, ora grida scandalizzata per la legittima richiesta del Commissario governativo, dottoressa D’Ascienzio, di portare i libri in tribunale e sciogliere di conseguenza la Fondazione medesima.
La paura della messa sul mercato dei beni del Mauriziano (la Palazzina di Caccia di Stupinigi e l’ospedale Umberto I su tutti), per liquidare la marea di fornitori sopravvissuti (molti altri, infatti, sono falliti senza che nessuno li degnasse di un minimo di attenzione, mannaggia allo scandalo doping o agl’interrogatori a Igor Marini!) alla marea di sequestri cautelativi mai eseguiti, è reale.
Altrettanto reale appare oggi il silenzio della magistratura inquirente, evidentemente troppo presa da altre vicende che non conosciamo.
Intanto Torino, come Parma, assiste sbigottita ad un crac finanziario inverosimile per dimensioni, ma il cui esito finale ancora non è stato scritto: volete vedere che, pur di non farlo, i protagonisti diranno che è finito l’inchiostro?

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