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30 dicembre 2003

SCUOLA DELL'OBBLIGO? SI', MA DI VERGOGNARSI!

Natale è trascorso ormai, nelle nostre case chissà quanti bambini, insieme ai loro familiari, si sono divertiti a preparare due simboli per eccellenza di questa festa: l’albero ed il presepe.
Mi domando però quanti di loro conoscano l’origine di questi simboli: ben pochi, a giudicare dai frequenti episodi d’intolleranza, per non dire astio, di molti docenti nei riguardi di tutto ciò che ha a che fare con la religione cattolica.
Al riguardo basta pensare al recente scandalo, denunciato con coraggio solo dal quotidiano “LA PADANIA”, del crocifisso dapprima buttato nel cestino e successivamente raccolto per essere rimesso faccia al muro: protagoniste due maestre elementari di Settimo Torinese, a tutt’oggi nemmeno indagate dalla loro preside, malgrado la denuncia fatta da alcuni genitori dei bambini letteralmente sbigottiti.
E si trattasse “solo” di religione! Passando più tempo con i nostri figli per via delle lunghe feste di fine anno, quanti di noi genitori si rendono conto del vuoto mentale in cui, durante tutto l’obbligo scolastico, sprofondano le loro menti? Purtroppo pochissimi: molti infatti sottovalutano pericolosamente l’uso ripetutamente sbagliato della lingua italiana parlata e scritta, la scarsa conoscenza delle regole di matematica o geometria, la raccapricciante impreparazione in storia e geografia.
Ormai nelle scuole dell’obbligo l’ignoranza è un triste primato tutto italiano, dovuto non solo agli stipendi da fame con cui questi lavoratori sono pagati, ma anche alla risibile formazione professionale cui si sottopone la gran parte degl’insegnanti durante il loro percorso lavorativo.
Christofer Dawson, saggista americano dedito alle problematiche dell’istruzione, negli Anni Sessanta scriveva così a proposito della decadenza dell’insegnamento nell’Occidente: “Uno dei difetti principali dell'istruzione moderna è la sua incapacità a trovare un metodo adeguato per lo studio della nostra civiltà. La antica istruzione umanistica insegnava quanto si conosceva dell'antica civiltà greca e romana e poco più di questo. Nell'Ottocento questo ideale aristocratico ed umanistico venne a poco a poco rimpiazzato dall'utilitarismo democratico dell'istruzione statale obbligatoria da un lato, e dall'ideale della specializzazione scientifica dall'altro. Ne è risultata un'anarchia intellettuale controllata in modo imperfetto dai rigidi schemi del sistema di esami e della ricompensa proporzionata ai risultati ottenuti. La mente degli studenti è sopraffatta e inebetita dalla enorme quantità di nuovo sapere che si va accumulando ad opera degli specialisti, mentre l'impellente necessità di usare dell'istruzione come mezzo per arrivare ad una carriera proficua, le lascia poco tempo per fermarsi e meditare. E ciò vale anche per gli insegnanti che sono diventati pressoché degli impiegati statali legati ad una routine che non possono affatto modificare.”
Sante parole! Una società che ama definirsi al passo coi tempi dovrebbe avere nell’amore per lo studio uno dei valori più importanti alla base della convivenza civile: l’esatto contrario di quel che, anche dopo la promulgazione della riforma Moratti, capita oggi in Italia!

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