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01 ottobre 2003

LA FINE DEI PROMUOVIFICI

Le associazioni studentesche di estrema sinistra, gl’immancabili centri sociali sparsi nella penisola ed alcuni intellettuali che nutrono poca dimestichezza con l’uso del vocabolario italiano e meno ancora con i comportamenti da tenere in democrazia hanno mobilitato le piazze del paese, opponendosi alla riforma della scuola.
C'è un motivo di fondo che ispira i loro nobili principi: il ministro Moratti vuole finalmente voltare pagina.
Dal promuovificio, area di parcheggio per future vittime dell’analfabetismo senza ritorno, si passerà finalmente ad una scuola pubblica e privata che faccia riferimento ad un vocabolo messo all’indice dal lontano 1968: il merito.
Piccole e medie imprese, terzo settore, musei ed associazioni culturali utilizzeranno sempre più la formazione permanente, o e-learning, per assorbire meglio l’offerta continua di manodopera intellettuale: il nostro sistema scolastico è destinato ad adeguarsi a questi cambiamenti epocali, pena il suo livellamento progressivo verso il basso, già sperimentato con disarmante efficacia da Luigi Berlinguer e Tullio De Mauro nella scorsa legislatura.
Grammatica e sintassi, matematica e geografia, l’uso corretto di un computer non saranno più ostacoli insormontabili del vivere quotidiano per studenti ed insegnanti, ma semplici materie di studio indispensabili per comunicare meglio con il prossimo.
La formazione sarà l’anello di congiunzione fra istruzione e lavoro e, nelle intenzioni del ministro Moratti, si affaccerà a pieno titolo nelle scuole della penisola: grazie a Internet, la gente di ogni razza, generazione e ceto sociale da tempo comunica e impara nozioni utili al miglioramento delle proprie condizioni sociali, economiche e culturali.
Un concetto, questo, che sfugge ai cervelloni della sinistra gramsciana e trinariciuta, abituata a confrontarsi su temi delicati come il futuro della scuola italiana con collettivi cresciuti a base di cannabis, 99 Posse e Manu Chao e con sindacalisti che alla delicata professione dell’insegnamento dedicano, sì e no, una cinquantina d’ore ogni anno.
Costoro sono un fenomeno di (mal)costume italico di fine secolo, culminato con l’adesione cieca, pronta, assoluta di guareschiana memoria al movimento no-global dei Casarini e degli Agnoletto.
Aspettiamoci qualche velenoso colpo di coda da questi irriducibili conservatori dell’ozio scolastico perpetuo e del nichilismo parente stretto di ogni terrorismo ideologico. Ma, per qualche posto di lavoro in più, perfino quella fetta non piccola della sinistra responsabile del nostro paese li abbandonerà, contribuendo alla nascita di una scuola più efficiente ed europea.

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