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30 luglio 2003

CHI DICE BANCA . . .

Un governo per amico: così le banche italiane, a seguito dello sciagurato Testo Unico 385/93, pensarono del governo Amato: da allora si sono date da fare, e parecchio!
I risultati, a dieci anni di distanza, sono sotto gli occhi di tutti: il sistema creditizio nazionale è in una crisi che sembra irreversibile se paragonato a quelli delle altre democrazie europee.
Prima del 1993 le banche italiane vivevano come dinosauri in una foresta pietrificata, poi il meccanismo perverso delle concentrazioni in grandi gruppi elefantiaci le ha allontanate dal territorio di loro competenza.
Al grido di: “Morte al municipalismo! Siamo noi i più grandi!” assistiamo oggi:
• al tracollo dei rendimenti sui mercati mobiliari delle principali SIM;
• alle sofferenze relative ai finanziamenti verso le grandi imprese (vedi caso FIAT);
• alla infima qualità dei rapporti intrattenuti con le piccole e medie imprese, vero fulcro del mondo del lavoro in Italia.
• ai rapporti impropri, per usare un eufemismo, con il mondo del calcio professionistico.
Intanto il cittadino-suddito, sia esso piccolo risparmiatore o imprenditore a vario titolo, viene tenuto accuratamente all’oscuro da buona parte dei media nazionali.
In molti si chiedono: esiste un’etica di mercato che regolamenti il dio denaro?
Difficile essere accontentati!
Non dimentichiamo che in Italia il governatore della Banca centrale, “Sua Maestà” ANTONIO FAZIO, dà per primo il cattivo esempio: infatti è in carica da più di dieci anni senza rendere conto del suo operato a chicchessia.
Chi dice banca, insomma, dice . . . potere: e gli sviluppi del recente scandalo dei bonds della CIRIO confermano ineluttabilmente questa tremenda realtà!

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